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La Triscele simbolo plurisecolare e simbolo identitario siciliano

🈴Arcano e millenario simbolo dell’isola, il 28 marzo 1848 – per volontĂ  del ricostituito Parlamento siciliano – la Trinacria fu elevata finalmente a stemma ufficiale del Regno di Sicilia.

🗣️«Il Parlamento decreta: che da quindi innanzi lo stemma della Sicilia sia il segno della Trinacria, senza leggenda di sorta.» È con questa semplice dichiarazione che gli atti parlamentari del 1848 registrano un fatto a suo modo storico. Con la firma dei presidenti della Camera dei Pari, Domenico Lo Faso Pietrasanta, e della Camera dei Comuni, Vincenzo Fardella di Torrearsa, il più antico simbolo della Sicilia, che in tanti secoli di Regno mai aveva assurto la dignità di emblema di Stato, viene riconosciuto come stemma ufficiale del Regno di Sicilia.

La Triscele è un simbolo antichissimo, le cui origini sono avvolte dal mistero. Se ne trovano testimonianze in molte aree dell’Europa e dell’Asia, dall’Irlanda al Giappone. Tuttavia, la sua variante piĂš nota è senza alcun dubbio quella siciliana, denominata Trinacria. Raffigurante un essere dotato di tre gambe, corrispondenti ai tre capi dell’isola (Lilibeo, Pachino e Peloro), con la minacciosa testa di una gorgone, la Trinacria apparve per la prima volta nella monetazione di Siracusa attorno al terzo secolo a.C. Fu in particolare con Agatocle, primo ad usare il titolo di “basileus” (re) di Sicilia, che essa conobbe speciale diffusione e fortuna.

Rimasta simbolo dell’isola durante il lungo periodo dell’Impero Romano, la troviamo raffigurata in armi e scudi, spesso priva dei serpenti sostituiti dalle spighe di grano a testimonianza dello status di “granaio dell’Impero”. La Trinacria continuò a rappresentare l’isola anche nei secoli successivi, sebbene priva di un riconoscimento pubblico.

Non si hanno notizie di un suo uso “ufficiale” nĂŠ in epoca islamica nĂŠ durante l’etĂ  dell’oro normanno-sveva. Durante il Vespro del 1282, secondo alcune ricostruzioni però non facilmente dimostrabili, la Trinacria sarebbe apparsa al centro del vessillo giallorosso emblema dapprima dell’alleanza tra Palermo e Corleone e poi dell’intera Sicilia insorta contro Carlo d’Angiò. Ciò che invece è certo è che il riferimento all’antico simbolo era ancora vivo dal punto di vista geografico. Non è un caso, infatti, se tra le condizioni della Pace di Caltabellotta del 1302 ci fosse quella di definirsi “Rex Trinacriae” imposta a Federico III.

Nei secoli successivi, considerato un simbolo ai confini del sacro o addirittura dell’occulto, ÂŤmalaggevole a dichiararsiÂť nelle parole del celebre archeologo e numismatico Filippo Paruta, la Trinacria fece la sua ricomparsa come simbolo politico solo nel primo ottocento, comparendo negli stemmi di Gioacchino Murat (che reclamava la corona di Sicilia, oltre a quella napoletana) e nella monetazione borbonica.

Dopo lo scoppio dei moti del 12 gennaio 1848 e la rinascita del Regno di Sicilia, il Parlamento formalizzò ciò che la storia aveva sempre testimoniato, ossia l’inscindibile legame tra la Sicilia ed il suo simbolo ancestrale. Apparsa al centro della bandiera tricolore, a quel tempo simbolo di libertĂ  ed indipendenza, la Trinacria fu poi usata dal Movimento per l’Indipendenza della Sicilia durante gli anni quaranta del novecento, venendo poi assurta – dopo non poche vicissitudini – a simbolo ufficiale della Regione Siciliana.
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