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Quando le doglie del parto o certe condizioni della madre non consentono il parto naturale è il taglio cesareo, che può salvare il nascituro e/o la madre.

⚕️Il taglio cesareo è uno dei più antichi interventi chirurgici della pratica medica. Il termine “cesareo” deriva dal termine latino “caesum” (tagliare) e dal nome “Cesare” dal momento che, secondo Plinio il Vecchio, Giulio Cesare sarebbe nato da parto cesareo.

📜Già dall’antica Roma la pratica del cesareo era praticata e i nascituri venivano chiamati “cesoni” ovvero nati dall’utero materno tagliato (caeso matris uterus).

Questo intervento viene descritto già da Ippocrate di Samo (460-377 a.C.), da Sorano di Efeso (98-138 d.C.), o da Claudio Galeno (131-201 d.C.).

Fino al 1700 la pratica era eseguita, salvo pochi casi riportati in letteratura da considerare per lo più aneddotici, su donna morta vista la quasi certa morte per emorragie o complicazioni settiche effettuandolo su vivente.

Le complicazioni erano legate anche al fatto che la breccia operatoria non veniva suturata perché ritenuta inefficace per le contrazioni post parto e nei casi in cui veniva tentato l’intervento su vivente la cicatrizzazione auspicata era per seconda intenzione e quindi spontanea.

La pratica era legata ad un fatto etico morale e ad esigenze politico religiose per estrarre vivo il nascituro e sottoporlo al battesimo per la salvezza dell’anima del nascituro.

Consideriamo che il nato morto veniva seppellito in terra sconsacrata, mentre se moriva nel grembo materno godeva del diritto di sepoltura materna.

In merito a questa pratica va segnalato lo scritto L’Embriologia Sacra, ovvero dell’uffizio de’ sacerdoti, medici e superiori, circa l’eterna salute de’ bambini racchiusi nell’utero dell’arciprete palermitano Francesco Emanuele Cangiamila pubblicato nel 1745.

L’opera di particolare pregio è suddivisa in quattro libri.
L’arciprete aveva in dettaglio analizzato le tipologie di morte dei nascituri (distinguendone tre categorie principali: l’aborto volontario e involontario, il decesso della madre e gli incidenti che sopraggiungevano durante i parti), e promuoveva la pratica del parto cesareo post mortem come metodo più adatto per assicurare la salvezza eterna a tutti i feti e, quello su donna viva, lo considerava una grande opportunità di speranza per la salvezza di madre e figlio.

📓Nell’opera Cangiamila pone attenzione alla descrizione minuziosa della tecnica chirurgica, tanto che spesso sembra un manuale ostetrico.

L’opera ha anche un intento di sensibilizzazione per i parroci in modo da poter insegnare la pratica chirurgica alle levatrici, ma per padroneggiare il metodo in caso di necessità e di assenza di personale specializzato.

Questo testo di embriologia nonostante la scabrosità della materia trattata, ottenne un successo straordinario e venne approvata dalle autorità ecclesiastiche e da larga parte del mondo laico e scientifico e ispirò nel 1749 la promulgazione della legge Pragmatica unica, De Usu Partus caesarei, normativa diretta ad impedire la perdita dei feti nel Regno di Sicilia.

Solo dopo questo atto politico ufficiale la pratica da empirica e praticata in modo individuale e non normato si diffuse come atto politico/religioso dalla Sicilia all’impero austriaco alla Repubblica di Venezia, al Ducato di Milano, alla Spagna.

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