🗄️L’Archivio Pitrè è conservato presso Palazzo Tarallo da quando Il Museo Pitré fu chiuso per restauro nel novembre 2006.
📚La biblioteca e l’archivio del Museo Pitrè sono stati trasferiti nel seicentesco Palazzo Tarallo di Ferla – Cottone d’Altamira che si trova all’interno del mercato di Ballarò nei pressi del Monastero dell’Assunta che nel 1910 rappresentó la prima sede del Museo.
🏤Il Comune di Palermo ha conservato proprio all’interno di chiese e monasteri parte importante del patrimonio documentale storico per meglio tutelarlo e preservarlo da furti o manomissioni.
🏢Nei locali del palazzo si trova esposto il teatrino dell’opera dei pupi, mentre nel piano nobile si può apprezzare il salone affrescato da Pietro Martorana. Nelle sei sale del palazzo si possono ammirare due eleganti portantine settecentesche e alcuni manufatti realizzate nelle botteghe artigiane locali.
👹 Il Palazzo Tarallo è anche utilizzato per mostre temporanee di carattere etnoantropologico e convegni ed eventi legati al mondo delle tradizioni popolari.
📖La collezione di oggetti e libri che è possibile visionare nei locali dell’archivio furono raccolti e organizzati dal Pitrè (di lui ne parliamo 👇https://www.siculomania.com/2438/luomo-delle-tradizioni-popolari/ ) in occasione dell’esposizione nazionale di Palermo del 1891 per la mostra etnografica che fu accompagnata da un catalogo illustrato curato direttamente dallo stesso Pitrè.
Nella collezione sono presenti libri e opuscoli a tema poetico, favolistico, epico, comico, ecc..
Di particolare interesse storico e culturale sono i 18 dei 25 volumi della “Biblioteca delle tradizioni popolari Siciliane” che rappresentano il primo vero censimento del patrimonio culturale dell’identità del popolo siciliano.
Questo immenso lavoro d Pitrè fu donato al Comune di Palermo per scongiurare la dispersione di questo patrimonio con l’obiettivo di farne un museo etnografico cittadino. L’archivio, dopo una serie di traslochi, passando dal magazzino della scuola Perez, alle sale dell’edificio scolastico dell’Assunta in via Maqueda subì un periodo di oblio nel disinteresse istituzionale che coincise con la morte del suo fondatore e animatore.
Si dovette aspettare il ritorno a Palermo nel 1932 di Giuseppe #Cocchiara che si avvicina alla vasta opera lasciata da Giuseppe Pitrè sulle tradizioni popolari e la cultura materiale siciliane perchè l’ingente patrimonio dell’archivio ritrovasse la giusta attenzione.
Giuseppe Cocchiara inizia la carriera accademica riprendendo gli studi di cultura popolare laddove li aveva lasciati Pitré, ma rielaborati alla luce della sua esperienza di studio maturata in Inghilterra. Ottenuta nel 1933 la docenza gli fu affidata all’Università di Palermo, una delle prime cattedre di letteratura e cultura delle tradizioni popolari.
Cocchiara nel 1934 assume l’incarico di gestire il Museo e l’Archivio fondato da Pitrè e si impegna per la valorizzazione e il riordino dell’opera museografica di Pitré che dopo la sua morte era caduto nell’oblio.
🖼️L’opera di Cocchiara porta in breve tempo il Museo etnografico di Palermo a divenire uno dei più importanti musei etnografici europei. Cocchiara inoltre arricchirà il Museo con la pubblicazione di una nuova rivista, gli Annali del Museo Pitré, che dirigerà fino alla morte prematura per un male incurabile, sopraggiunta a Palermo il 24 gennaio del 1965.
Con la direzione del museo di Cocchiara coincide il trasferimento della collezione e dell’archivio compresa la biblioteca, dalla vecchia sede ai prestigiosi locali nelle pertinenze della Casina cinese del Marvuglia, in mezzo al verde del Parco della Favorita.
Ancora oggi il Museo e l’Archivio Pitrè rappresentano un orgoglio non solo della città di Palermo, ma dell’intera Isola.
Sarebbe auspicabile un maggiore interesse e una maggiore attenzione delle istituzioni per la valorizzazione di un patrimonio giunto fino ai giorni nostri grazie all’amore e alla passione di due grandi studiosi, ma che risulta essere un patrimonio culturale, storico e identitario di grande valore non solo siciliano.
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