L’opera dei pupi (opra î pupi a Palermo, opira î pupi a Catania) è il teatro tradizionale delle marionette siciliane che risale al Settecento.
L’opera dei Pupi è stata il primo patrimonio italiano iscritto dall’Unesco fra i Patrimoni Orali ed Immateriali dell’umanità.
In Sicilia sono riconosciute 2 scuole con caratteristiche diverse e nel modo di rappresentare le opere e nella struttura dei teatri e delle caratteristiche dei pupi e del modo di manovrarli sul palco.
La tradizione delle due scuole ha una medesima origine, ma presenta differenze significative in termini di dimensioni del teatro, dei pupi, del peso, della meccanica di movimento e nel modo di rappresentare l’opera.
I pupi palermitani sono più piccoli e leggeri, con ginocchia snodabili e spade estraibili. La maggiore manegevolezza dei pupi palermitani implica che i pupari si trovino lateralmente al palco, mentre i pupi catanesi più grandi e pesanti, con arti fissi e spade saldate vengono manovrati dall’alto sovrastando il palco con un impegno fisico maggiore. Il peso del pupo catanese è quasi 4 volte superiore a quello del pupo palermitano.
Ecco le principali differenze:
Pupi Palermitani:
Dimensioni e peso: Più piccoli, circa 80 cm di altezza e 8 kg di peso.
Articolazioni: Ginocchia snodabili per permettere movimenti di inginocchiamento e camminata.
Spada: Estraibile e riponibile nel fodero.
Movimento: Agili e veloci, con manovra laterale.
Rappresentazione: Spettacolo più stilizzato e lineare.
Pupi Catanesi:
Dimensioni e peso: Più grandi, fino a 1,30 m e 30 kg di peso.
Articolazioni: Arti fissi, con movimenti limitati.
Spada: Saldata nella mano.
Movimento: Saltano per avanzare, non si inginocchiano. Rappresentazione: Stile enfatico e spettacolare, con scene di combattimento più realistiche e violente.
Pubblicata dal 1858 a dispense, l’opera scritta in prosa riunisce e rielabora i poemi della letteratura colta, tra cui l’Orlando innamorato e l’Orlando Furioso.
Fanno inoltre parte del repertorio tradizionale degli spettacoli anche narrazioni storiche della gesta dei sovrani siculo-normanni come Ruggero I, Ruggero II, ecc; e narrazioni storico-romanzesche ispirate alla Gerusalemme Liberata, alle vite dei santi e dei briganti, nonché ad opere di William Shakespeare, come Romeo e Giulietta e Macbeth, e brevi farse.
I pupari animano i pupi per rappresentare a puntate delle storie derivate dalla letteratura epico-cavalleresca di origine medievale, con particolare riferimento al ciclo carolingio e, dai romanzi arturiani e bretoni, comprese le rielaborazioni nella Storia dei Paladini di Francia di Giusto Lo Dico, «compilazione dei poemi cavallereschi italiani del Rinascimento nei quali la letteratura francese del Medioevo è stata liberamente rimaneggiata».
La Storia dei Paladini di Francia è un lungo romanzo cavalleresco a dispense scritto da Giusto Lo Dico, il quale cucì insieme tra il 1858 e il 1860 i vari episodi del Ciclo carolingio dando loro una successione cronologica. Nel 1895 e 1902 l’opera fu ristampata con episodi aggiuntivi redatti dall’editore palermitano Giuseppe Leggio. Questo libro è la fonte primaria dell’Opera dei pupi.
L’opera dei pupi rimane ancora in vita grazie a poche famiglie di pupari che ne hanno mantenuto la tradizione, ma hanno anche realizzato opere di grande interesse e in chiave moderna.
Le famiglie di pupari siciliani storiche che hanno mantenuto viva l’arte dell’Opera dei Pupi attraverso le generazioni, tramandando tecniche di costruzione e animazione dei pupi sono: le famiglie Cuticchio, Argento, Mancuso e Sanicola a Palermo, e Napoli, Grasso, e Trombetta a Catania.
Oltre a queste storiche famiglie vi sono oggi associazioni attive come i Brigliadoro di Salvatore Bumbello e i Vaccaro-Mauceri a Siracusa. Ogni famiglia porta avanti la propria interpretazione e stile, arricchendo il panorama dell’Opera dei Pupi e contribuendo alla sua salvaguardia come patrimonio culturale.
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