‘U bummulu siciliano è un contenitore in terracotta che anticamente veniva fatto allo scopo di mantenere fresca la temperatura dell’acqua.
L’ingegno degli artigiani ceramisti dell’epoca consisteva nello sfruttamento di un principio fisico dei liquidi.
Se il bummulo era fatti a regola d’arte favoriva il mantenimento dell’acqua fresca grazie al fatto che il materiale di cui era costituito, essendo permeabile, lasciava traspirare l’acqua e a contatto con l’aria calda ambientale tendeva ad evaporare richiamando calore dall’interno verso l’esterno.
Questa capacità traspirante del contenitore in terracotta, favorito anche dalla forma, riusciva a mantenere fresca l’acqua.
Il termine #Bummulu è legato alla voce greco-latina “bombyla“, utilizzato per indicare il recipiente e di conseguenza “ ‘u bummularu” è chi realizza vasi di queste caratteristiche.
Il bummulo è un utensile simpatico nelle forme arrotondate, ma che incuriosisce per le sue caratteristiche.
Infatti si riempe dal foro sottostante, capovolgendolo, ma quando lo si riporta in posizione, i liquidi non fuoriescono nonostante non ci sia il tappo, grazie ad un sistema interno di vasi comunicanti.
Il bummulo è inoltre capace di mantenere inalterata la temperatura dei liquidi che contiene, grazie alla sua forma particolare e alla terracotta traspirante.
Sono realizzati interamente a mano con materiali e colori atossici.
Mentre un tempo ‘u bummulu aveva la sua importanza per mantenere fresco l’acqua ed il vino, specialmente nel periodo dell’afa estiva, oggi è un oggetto ricercato per l’aspetto gradevole e per le varianti cromatiche dei vari ceramisti.
Ne esistono di diverse dimensioni, ma la grandezza tipica è pari a 55 cm, per una capienza della pancia del bummulu varia dai 16 ai 20 litri. Ne esiste anche una versione più contenuta nelle dimensioni che può contenere circa 8 litri. Era un oggetto che non poteva mancare nelle case più umili di contadini e pastori, e di chi comunque abitava lontano da fonti d’acqua.
Infatti, col bummulu l’acqua si prendeva alla fonte e si riportava al focolare, a temperatura e non esistendo i frigoriferi era anche l’unico sistema per mantenere fresco il vino.
All’inizio il bummulu non veniva decorato, poi man mano superato dai recipienti i lamiera, perde la sua funzione.
Inizia, però, una nuova vita per il bummulu. Diventa decisamente più piccolo ed inizia ad essere anche un oggetto d’arredo e decorato decorato con chiari riferimenti alla nostra terra. Scene di vita bucolica o festosa, cactus, mare e limoni, etc.
Ma definire ‘u bummulu solo come un contenitore di liquidi è riduttivo.
Il bummulo infatti, oltre che un oggetto decorativo e d’arredo, è Impiegato come strumento musicale e come utensile per la cottura di alimenti.
Alcuni musicisti infatti usano il bummulo come se fosse uno strumento a fiato soffiando dentro all’oggetto in terracotta proprio come fosse un flauto emettendo un suono cupo.
Secondo delle leggende locali i pastori nelle montagne incantavano le ninfe suonando questo strumento, dopo averlo svuotato del contenuto.
In alcune aree del catanese poi vi è l’usanza di cucinare “ ‘u purpu cu’ lu bummulu”.
Il procedimento per la cottura prevede che i polpi, insieme al pomodori pelati, vino bianco, sale olio e peperoncino vengano introdotti nel bummulu e dopo averlo tappato e scosso in modo da far amalgamare gli ingredienti venga messo in un forno a legna per almeno 90 minuti.
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