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Antonino ‘Nino’ Varvaro, nato a Partinico il 25 ottobre 1892, è stato l’architetto della corrente democratica, repubblicana e progressista del separatismo siciliano. In un’Isola lacerata dai venti della seconda guerra mondiale e dalle macerie del fascismo, la sua figura giganteggia come il tentativo più noble di sposare l’ideale della secessione all’emancipazione delle classi contadine ed operaie. Lungi dall’essere un nostalgico agrario, Varvaro interpretò l’indipendenza come una rivoluzione sociale prima ancora che geopolitica.

Foto ritratto di Antonino Varvaro

Il destino del separatismo sembra essere scritto nelle stelle e legato a un giorno preciso. Nello stesso identico giorno dell’anno, il 25 ottobre, ma del 1908, nasceva a Palermo Antonio Canepa. Se Varvaro fu la mente politica e diplomatica dell’ala progressista, Canepa ne divenne il braccio armato e il martire indiscusso, siglando un legame ideale che avrebbe infiammato le speranze della Trinacria.

ANTONINO VARVAROANTONIO CANEPA
Data di Nascita25 Ottobre 1892 (Partinico)25 Ottobre 1908 (Palermo)
Ruolo StrategicoSegretario Politico MISComandante dell’E.V.I.S.
Metodo di LottaParlamentare e DemocraticoGuerriglia e Avanguardia
Pseudonimo / QualificaL’Avvocato dei Lavoratori“Mario Turri” (Ideologo)
EpilogoScissione e Lotta CivileCaduto a Murazzu Ruttu (1945)

Due Palermitani contro i Baroni

Mentre la leadership di Andrea Finocchiaro Aprile raccoglieva attorno a sé l’antica aristocrazia terriera e i baroni latifondisti spaventati dal vento del Nord, Nino Varvaro scelse un’altra trincea. Diventato Segretario del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (MIS), l’avvocato partinicese capì che l’indipendenza non poteva essere un paravento per conservare i vecchi privilegi feudali.

Per Varvaro, la bandiera giallorossa doveva sventolare per liberare i lavoratori della terra. Trova in questo un alleato ideologico formidabile nel palermitano Antonio Canepa. Professore universitario, antifascista militante e fine intellettuale, Canepa – sotto lo pseudonimo di Mario Turri – scrisse nel 1943 l’opuscolo clandestino La Sicilia ai siciliani, il vero manifesto del separatismo socialista. Canepa e Varvaro rifiutavano radicalmente l’idea di una Sicilia reazionaria: volevano una Repubblica Siciliana che abbattesse il latifondo e redistribuisse il potere al popolo.

Piazza Università a Catania: 2 marzo 1947 l’onda giallorossa travolge le piazze. Migliaia di siciliani riuniti in un comizio del MIS sotto il vessillo della Trinacria. Un frammento di memoria di un’indipendenza sognata, combattuta e poi tradita.


La Scintilla del Sangue: Via Maqueda e la Nascita dell’E.V.I.S.

La disperazione del popolo siciliano, stremato dalla fame e dalle macerie della guerra, esplose drammaticamente il 19 ottobre 1944 a Palermo. Quella che passò alla storia come la Strage del Pane di Via Maqueda segnò il punto di non ritorno: la feroce repressione dell’esercito regio contro civili inermi provocò decine di morti e feriti, spezzando definitivamente ogni fiducia verso lo Stato italiano.

Il sangue innocente versato sul selciato di Palazzo Comitini si trasformò rapidamente in rabbia identitaria. Questo tragico evento diede una spinta decisiva alla causa separatista, accelerando l’arruolamento dei giovani nell’E.V.I.S. (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia), l’avanguardia paramilitare fondata proprio da Antonio Canepa per reagire con le armi all’oppressione dello Stato.

Mentre Varvaro tesseva le reti del consenso politico e democratico, Canepa scelse l’azione diretta e la guerriglia, organizzando campi di addestramento clandestini sulle montagne dell’entroterra catanese. Il suo obiettivo era duplice: imprimere alla lotta un’impronta fortemente popolare e attirare l’attenzione delle potenze internazionali.

La parabola del comandante fu però fulminea e tragica. Il 17 giugno 1945, in un agguato ancora oggi avvolto da misteri di Stato e sospetti di tradimento, si consumò l’eccidio di Murazzu Ruttu, nei pressi di Randazzo, dove Canepa perse la vita insieme ai giovani militanti Giuseppe Lo Giudice e Carmelo Rosano.

A sinistra il cippo che ricorda la strage di Murazzu Ruttu, a destra la fito di Antonio Canepa

Il confino a Ponza e il trionfo alla Costituente

La morte di Canepa non fermò la repressione statale, che anzi si inasprì per disinnescare la minaccia dell’E.V.I.S. Nel marzo del 1945, le autorità italiane decisero di colpire i vertici politici del movimento: Varvaro fu arrestato insieme a Finocchiaro Aprile e inviato al confino sull’isola di Ponza.

Quella reclusione forzata trasformò Varvaro in un martire agli occhi dei siciliani. Al suo rilascio nel 1946, la risposta delle urne fu un trionfo popolare. Nelle storiche elezioni del 2 giugno 1946 per l’Assemblea Costituente:

  • Il MIS ottenne un clamoroso 8,7% dei voti in Sicilia, conquistando 4 seggi nazionali.
  • Antonino Varvaro venne eletto al Parlamento di Roma con 18.520 preferenze personali nel collegio occidentale, portando la voce e le istanze sociali dell’Isola direttamente tra i padri della Costituzione italiana.

La Congiura di Taormina: Il Tradimento dell’Ala Destra

Privata della forza d’urto militare di Canepa e profondamente spaventata dal successo politico della sinistra progressista guidata da Varvaro, l’ala agraria e conservatrice del MIS tese l’agguato decisivo. Nel febbraio del 1947, durante il drammatico III Congresso del MIS a Taormina, Varvaro venne formalmente espulso dal movimento.

I baroni latifondisti lo accusavano strumentalmente di essere una quinta colonna del Partito Comunista di Palmiro Togliatti. In realtà, l’aristocrazia terriera temeva la rivoluzione sociale e la redistribuzione delle terre che Varvaro e la memoria di Canepa continuavano a rappresentare. Varvaro non si piegò e rispose fondando il Movimento Indipendentista Democratico Repubblicano (MISDR), nel tentativo estremo di salvare l’anima socialista della rivoluzione siciliana.

Celebre scritta propagandistica dipinta sui muri della città di Palermo per le elezioni dell’Assemblea Costituente regionale del 1947.

L’eredità: Un’Autonomia tradita?

Per frenare l’avanzata della guerriglia dell’EVIS e neutralizzare il peso politico del MIS, lo Stato italiano fu costretto a cedere notevoli poteri d’autogoverno, portando alla storica nascita dell’Autonomia Siciliana con la promulgazione dello Statuto Speciale il 15 maggio 1946 da parte di Re Umberto II.

Tuttavia, il coordinamento successivo con la Costituzione italiana e le mancate applicazioni di articoli economico-finanziari fondamentali (come il 36, 37 e 38) finirono per mortificare le lotte del popolo. Con il progressivo esaurirsi della spinta separatista, Varvaro confluì verso la sinistra repubblicana e comunista, venendo eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana e spegnendosi a Palermo nel 1972.

Le figure di Nino Varvaro e Antonio Canepa, indissolubilmente uniti dallo stesso giorno di nascita, rimangono i pilastri di una storia alternativa. Il ricordo di due figli della terra palermitana che non sognavano un’isola isolata o feudale, ma una Repubblica siciliana libera, sovrana, antifascista e profondamente giusta. Una lezione di dignità e identità che rifiuta di essere dimenticata.


Note Bibliografiche e Fonti di Approfondimento

Per chi volesse approfondire le vicende dell’ala progressista del separatismo, la Strage del Pane e i misteri legati all’E.V.I.S., si consiglia la consultazione delle seguenti fonti storiche e documentali:

🏛️ Fonti Archivistiche e Istituzionali

  • Assemblea Costituente della Repubblica Italiana (1946-1948): Atti della Giunta per le elezioni, Scheda biografica e attività parlamentare del deputato Antonino Varvaro.
  • Assemblea Regionale Siciliana (ARS): Anagrafe storica dei Deputati, Archivio biografico di Antonino Varvaro (I Legislatura).
  • Tribunale Militare di Taranto (1947): Verbali e sentenza del processo per i fatti di via Maqueda a Palermo (19 ottobre 1944), derubricati come eccesso colposo di legittima difesa.

📚 Saggi Storiografici di Riferimento

  • Canepa, Antonio (pseudonimo Mario Turri): La Sicilia ai siciliani!, opuscolo clandestino stampato a Catania (1943).
  • Gremmo, Roberto: La Sicilia separatista. Il Movimento Indipendentista, i moti popolari del “Non si parte” e l’assassinio di Antonio Canepa (1944-1945), Storia Ribelle, 2014.
  • Renda, Francesco: Storia della Sicilia dal 1860 al 1970 (Vol. III), Sellerio Editore, Palermo, 2003 (in particolare i capitoli dedicati alla “Strage del Pane” e alle scissioni interne al M.I.S.).
  • Cimino, Marcello: Storia del separatismo siciliano (1943-1947), Flaccovio, Palermo, 1993.

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[Marco Lo Dico - www.siculomania.com] Cacciatore di storie, custode di memorie e innamorato viscerale della nostra terra. Scrivo per restituire voce ai protagonisti che hanno reso grande la Sicilia nel mondo, raccontando l'arte, la storia e la cultura dell'isola oltre i cliché. Perché la sicilitudine non è solo un'origine, ma una dichiarazione d'orgoglio e un modo fiero di guardare il mondo. 🔴🟡

2 commenti a “L’Anima del Separatismo: La Storia di Antonino Varvaro e l’Ombra di Antonio Canepa”

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