Con l’atto di donazione di Carlo V in veste di Re di Sicilia ebbe inizio la storia dello Stato monastico di Malta sotto l’alta sovranità del Regno siciliano, simboleggiata fino al 1798 dal “tributo del falcone maltese”. L’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri, dopo Cipro e Rodi (da cui fu espulso nel 1522 dagli ottomani), ottenne l’arcipelago maltese — contea siciliana dai tempi di Ruggero I d’Altavilla — grazie all’atto siglato a Castelfranco Emilia il 24 marzo 1530 con il favore di Papa Clemente VII.

Da antica contea siciliana a baluardo della Cristianità
L’accordo mirava a garantire a Malta un presidio contro i pirati ottomani e offriva all’Ordine un territorio semi-autonomo, comprendendo anche Tripoli (persa nel 1551). L’insediamento dei Cavalieri avvenne con l’approdo del gran maestro il 26 ottobre 1530.

Il legame con Palermo e i primi anni turbolenti di Carlo V
La vicenda si lega al rapporto di Carlo V con la Sicilia, segnato da rivolte come il Secondo Vespro e dal trionfale arrivo a Palermo nel 1535, che ridisegnò il volto della capitale.
Il rito del Falcone: La Sicilia rivendica la sua sovranità
Per mantenere il vassallaggio, Carlo V istituì il “tributo del falcone maltese”, consistente nell’invio annuale di un falcone al viceré di Sicilia nel giorno di Ognissanti, tradizione terminata nel 1798 con l’invasione napoleonica.

Rimani in contatto con la cultura e la storia della nostra terra!
- Email: info@siculomania.com
- Contatto rapido WhatsApp: 3471671731 chiedici l’inserimento nel nostro Broadcast per ricevere i nosti contenuti o per essere iscritto al gruppo Nsignamunni lu Sicilianu passu passu
- Canale Telegram: Unisciti a noi su SICULOMANIA Cultura

