
Sbarcato a #Trapani il 20 agosto 1535 dopo la trionfale conquista di #Tunisi, Carlo V d’#Asburgo — Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Spagna e Re di #Sicilia — fece il suo storico ingresso a #Palermo il 13 settembre, dando inizio a una visita che avrebbe segnato profondamente la memoria della capitale.
Dopo aver soggiornato a #Monreale, l’imperatore entrò in città dallo stradone oggi noto come Corso Pisani, accolto da un sontuoso corteo e da una popolazione in festa.
Alle porte della città gli venne fatto dono di un cavallo bianco di razza siciliana con finimenti d’oro. Carlo V era il primo sovrano a visitare l’isola dai tempi di Alfonso il Magnanimo, avvenuta un secolo prima.
Il corteo imperiale si snodò in un percorso scenografico attraverso i mandamenti cittadini. Superata la medievale Porta Nuova, sfilò lungo il Cassaro (oggi Corso Vittorio Emanuele) tra facciate nobiliari addobbate con drappi rossi e gialli.
All’altezza della Chiesa di Sant’Antonio Abate, l’imperatore svoltò nel cuore pulsante dei quartieri mercatali (la Loggia e la Kalsa), toccando la vivace Piazza San Francesco d’Assisi.
Carlo stabilì la sua residenza a Palazzo Ajutamicristo, di proprietà del banchiere pisano Guglielmo Ajutamicristo: per l’occasione, l’intera area circostante (compresa la Piazza della Fieravecchia, oggi Piazza della Rivoluzione) si trasformò nel teatro di sfarzose giostre e giochi cavallereschi.
Il soggiorno palermitano fu denso di eventi istituzionali. Il 17 settembre, all’interno della Cattedrale, il sovrano giurò solennemente di rispettare i capitoli e le costituzioni del Regno.
Dal 16 al 22 settembre, Carlo V convocò il Parlamento Siciliano presso il Palazzo Chiaramonte-Steri. In questa sede, i viceré e i baroni isolani concessero all’imperatore un imponente donativo straordinario di 250.000 ducati per finanziare le sue guerre.

Oggi sede del Rettorato
Questa sessione parlamentare rimase celebre anche per aver sancito l’adozione del toscano come lingua ufficiale della burocrazia regia, affiancandolo al latino e al siciliano.
L’impatto sulle fortificazioni:
La visita dell’imperatore non fu solo una parata di gala, ma l’innesco di una radicale rivoluzione urbanistica e militare.
Consapevole della vulnerabilità della città di fronte alle nuove artiglierie e alle minacce corsare, Carlo V ordinò l’ammodernamento delle difese palermitane secondo i canoni della moderna “fortificazione alla moderna”.
Sotto la supervisione dei viceré (in particolare Ferrante Gonzaga) e di ingegneri militari del calibro di Antonio Ferramolino, vennero avviati i lavori per la cinta bastionata.
Fu questo impulso a dare il via alla costruzione dei 13 grandi baluardi (come il Bastione dello Spasimo e il Bastione Vega) uniti da imponenti cortine murarie e fossati, trasformando Palermo in una vera e propria fortezza inespugnabile.
L’imperatore lasciò Palermo il 4 ottobre alla volta di #Messina, salutato dalla folla nei pressi di Porta Termini.
Il ricordo del suo passaggio fu immortalato nei decenni successivi da due monumenti simbolo: la nuova e monumentale Porta Nuova, concepita come un arco di trionfo e decorata con i celebri telamoni raffiguranti i mori sconfitti, e la statua bronzea del sovrano realizzata da Scipione Li Volsi nel 1631, che ancora oggi domina Piazza Bologna.


