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Il 30 settembre 1756 nasceva a #Palermo uno dei giganti assoluti della storia politica e morale della #Sicilia: Carlo Cottone, Principe di Castelnuovo e Villahermosa. Un uomo dalla schiena dritta, ricordato per essere stato la mente e il cuore pulsante della straordinaria Costituzione Siciliana del 1812, una delle carte più libertarie e moderne d’Europa.

Ritratto di Carlo Cottone

Nato dal Principe Gaetano Cottone e dalla nobildonna Lucrezia Cedronio, Carlo respirò sin da piccolo i venti dell’Illuminismo, ispirato anche dalle riforme anti-privilegio del viceré Domenico Caracciolo. Dopo un Grand Tour europeo in cui conobbe persino Napoleone Bonaparte, nel 1802 ereditò il seggio paterno al Parlamento Siciliano. Da quel momento, il suo destino si fuse con la difesa della libertà dell’Isola contro l’assolutismo dei Borbone.

L’esilio a Favignana e il riscatto dell’Isola

Quando nel 1811 Re Ferdinando III impose tasse arbitrarie violando i secolari patti con il Parlamento, Cottone guidò la fiera protesta dei baroni. La risposta della Corona fu spietata: nella notte del 20 luglio 1811, fu arrestato insieme ad altri tre nobili siciliani — il nipote Giuseppe Ventimiglia (Principe di Belmonte), Giuseppe Alliata (Principe di Villafranca) e Giuseppe Reggio (Principe di Aci). Fu deportato nella fortezza di #Favignana.

Castello di San Giacomo a Favignana carcere nel quale fu confinato Carlo Cottone

Ma l’orgoglio di Castelnuovo non si piegò. Liberato nel gennaio 1812 grazie al decisivo intervento del diplomatico britannico Lord William Bentinck, Cottone tornò a Palermo da trionfatore e venne nominato Ministro delle Finanze.

1812: Quando la Sicilia anticipò la modernità europea

Insieme all’abate ed economista Paolo Balsamo, Cottone compì un capolavoro politico. La Costituzione Siciliana, approvata il 19 luglio 1812, cancellò d’un colpo l’antico Parlamento medievale diviso in tre bracci, introducendo un sistema bicamerale sul modello inglese.

Ma l’atto più rivoluzionario, fortemente voluto da Cottone (all’epoca anche Maestro della Loggia massonica palermitana di San Demetrio), fu l’abolizione formale del feudalesimo. Con l’Articolo XII venne cancellato il “mero et mieto imperio”, l’odioso diritto feudale che per oltre sette secoli aveva concesso ai baroni poteri giudiziari e di vita o di morte sui cittadini. La Sicilia si risvegliava finalmente libera, moderna e costituzionale.

La resistenza passiva e l’avanguardia agraria

L’idillio si spezzò con il Congresso di Vienna. Quando i Borbone stracciarono la Carta costituzionale, annettendo il Regno di Sicilia al neonato Regno delle Due Sicilie con capitale Napoli, Cottone si divise nettamente dai dominatori. Nel 1817 si ritirò a vita privata nella sua splendida residenza nella Piana dei Colli di Palermo, intraprendendo una ferma e sdegnata resistenza passiva.

Villa Castelnuovo nella Piana dei Colli a Palermo (sede per volontà del principe per la formazione dei contadini)

Lì, scelse di servire la sua terra in un altro modo: istruendo i figli dei contadini siciliani per farne «agricoltori intelligenti e pratici». Concepì così il progetto del primo Istituto di formazione agraria d’Europa. Per farlo, donò l’intero parco della sua villa alla comunità: il primo caso nella storia dell’isola in cui un immenso giardino privato veniva sacrificato per un fine sociale e pubblico.

Un’eredità immortale

Logorato dalla malattia e da una volontaria inedia protratta per protesta morale, Carlo Cottone si spense a Palermo la vigilia di Natale del 1829.

Non vide l’inaugurazione della sua scuola, ma il suo testimone passò all’esecutore testamentario e fraterno amico Ruggero Settimo, che aprì le porte dell’Istituto Agrario Castelnuovo nel 1847. Solo pochi mesi dopo, nel gennaio 1848, quello stesso Ruggero Settimo avrebbe guidato la gloriosa Rivoluzione Siciliana, sventolando fiero i principi di libertà scritti da Cottone trentasei anni prima.

Oggi, a imperitura memoria del “Catone Siciliano” — soprannominato così per l’incorruttibile rettitudine morale che lo accomunava al politico romano — la città di Palermo ha eretto un monumento nel 1873. La sua statua svetta fiera nell’omonima piazza (Piazza Castelnuovo), esattamente di fronte a quella di Ruggero Settimo: due padri della Patria siciliana che continuano a guardarsi, ricordandoci il valore inestimabile dell’indipendenza, della cultura e della libertà.

Statua del Principe Carlo Cottone a piazza Castelnuovo

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Di siculomania.com

[Marco Lo Dico - www.siculomania.com] Cacciatore di storie, custode di memorie e innamorato viscerale della nostra terra. Scrivo per restituire voce ai protagonisti che hanno reso grande la Sicilia nel mondo, raccontando l'arte, la storia e la cultura dell'isola oltre i cliché. Perché la sicilitudine non è solo un'origine, ma una dichiarazione d'orgoglio e un modo fiero di guardare il mondo. 🔴🟡

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