La “Santa Figghiulanza”: l’antico legame tra Sant’Angelo Muxaro e la Terra Santa
Nel cuore dell’entroterra sicano, il borgo di Sant’Angelo Muxaro custodisce un patrimonio di fede e antropologia unico in Sicilia. Tra le pieghe della sua storia spicca una tradizione spirituale affascinante e poco nota al di fuori dell’isola: la “Santa Figghiulanza” (o Figliolanza).
Non parliamo di una festa di piazza, ma di un legame spirituale e caritatevole profondo che un tempo univa le case di questo comune agrigentino direttamente alla Custodia di Terra Santa.
Il “Vanniaturi” della Fede: la testimonianza storica

Per capire come questa tradizione prendeva vita tra le strade del paese, ci viene in aiuto una preziosa e dettagliata memoria in lingua siciliana scritta da Maria Cristina Guarino, che fotografa la consuetudine nella prima metà del Novecento:
“Nta la prima mitá di lu seculu XX, quannu finiva la stati (doppu la cugliuta di li mennuli e di li fastuchi) a Sant’Angilu Muxaru (paiseddu ‘n-pruvincia di Girgenti) arrivava un monacu cappuccinu ca nun viniva ogni annu, ma spissiava e… quannu viniva… firriava ogni chiazza, viuzza e curtigliu, gridannu forti comu un vanniaturi qualunqui (accussÏ tutti lu sintivanu): «La Santa Figliulanza!»; cu li pirsuni ca si ci avvicinavanu, iddu barattava: ‘n-cangiu di na limosina pi lu so cunventu (e puru pi li Franciscani di Girusalemmi) dava un fogliu di carta (cm. 30 X cm. 40) stampata cu figuri di la vita di Gesù ‘n-Terra Santa (cu particulari attenzioni pi la passioni e la
morti di Cristu Crucifissu) e spiegava puru l’origini, lu significatu e lu scopu di la “Santa Figliulanza” ca era un fogliu binidittu, cunsidiratu comu talismanu
taumaturgicu contru ogni mali (particularmenti pi dari protezioni contru li fulmini, ogni vota ca c’era un tempurali) quannu viniva pusatu supra lu tavulu o supra lu cantaranu, ‘n-prisenza di na cannila biniditta addumata.”
Come racconta l’autrice, il rito si compiva alla fine dell’estate, subito dopo la raccolta delle mandorle (mennuli) e dei pistacchi (fastuchi), motori dell’economia agricola locale. Il monaco cappuccino, muovendosi tra piazze e cortili, scambiava questo prezioso foglio di circa 30×40 centimetri — illustrato con le scene della Passione e Morte di Cristo — in cambio di un’offerta per il proprio convento e per le missioni dei Francescani a Gerusalemme.
Cos’è, nello specifico, la “Santa Figghiulanza”?
Il fulcro di questa pratica ruota attorno a una speciale adozione spirituale. Le donazioni economiche dei fedeli siciliani erano destinate al sostentamento dei santuari, delle scuole e degli orfanotrofi in Medio Oriente.
Il valore di questa generosità era talmente alto da essere storicamente riconosciuto da numerose Bolle Pontificie nel corso dei secoli, con le quali i diversi Papa concedevano indulgenze ai sostenitori della Figliolanza. In cambio del loro aiuto, i devoti ricevevano la stampa, che diventava una vera e propria affiliazione ai meriti e alle preghiere dei frati custodi del Santo Sepolcro.

Il quadro sul “cantaranu”: un talismano contro i temporali
Nelle abitazioni di Sant’Angelo Muxaro, la stampa della Santa Figghiulanza non era un semplice elemento decorativo, ma veniva considerata un talismano taumaturgico a protezione della casa e della famiglia.

La memoria di Maria Cristina Guarino ci svela anche l’esatto rituale domestico con cui veniva invocata la protezione divina: il foglio benedetto veniva poggiato sul tavolo o sopra il cantaranu (il grande cassettone antico), accendendo accanto una candela benedetta (‘n-prisenza di na cannila biniditta addumata).

Questo rito era fondamentale soprattutto durante i forti temporali estivi o autunnali. Per una comunità contadina, i fulmini e le grandinate potevano distruggere il lavoro di un anno; la Figghiulanza diventava così lo scudo spirituale per tenere lontani i mali e preservare la stabilità domestica.
Una regola ferrea: il rito del fuoco
Essendo un oggetto sacro, la tradizione locale ha sempre imposto una regola severissima sul suo smaltimento: la stampa non può mai essere gettata nella spazzatura. Se il tempo o l’umidità logoravano gravemente il foglio, il documento doveva essere rigorosamente bruciato. Le ceneri venivano poi restituite alla terra, salvaguardando la sacralità che aveva protetto le generazioni precedenti.
Questa affascinante usanza unisce l’antica impronta francescana della Sicilia alla generosità della cultura locale, mantenendo vivo un filo rosso millenario tra l’entroterra sicano e i luoghi della cristianità.

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Ringrazio doppiamente SICULOMANIA: 1° per la valorizzazione e la diffusione dell’immenso patrimonio siciliano (storico-culturale-antropologico-spirituale-tradizionale) 2° per l’apprezzamento e la pubblicazione del mio brano riguardante LA SANTA FIGLIOLANZA.
Grazie del prezioso contributo. Speriamo di coinvolgere quanti piú siciliani possibile nel tentativo di salvaguardare il nostro immenso patrimonio culturale.