di Fonso Genchi (Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana
La lingua siciliana ha due principali termini per indicare colui che vende carne: “vucceri” e “chiancheri”.
VUCCERI: è diffuso in tutta la Sicilia con le importanti eccezioni delle tre città più grandi e le loro aree limitrofe: Palermo, Catania e Messina. Tuttavia è probabile che un tempo fosse presente anche in queste aree; certamente a Palermo (si pensi al nome del famoso mercato della Vuccirìa). Il termine è di probabile origine francese (‘boucher’).
CHIANCHERI: diffuso, oltre che nel Palermitano, nel triangolo nord-orientale di Sicilia compreso tra Capo d’Orlando, Messina e Catania, deriva dal latino tardo-medievale “planca” (asse di legno), con normale passaggio in siciliano del nesso -PL- a -CHI-. La “chianca” è la bottega del “chiancheri” e, in realtà, indica la tavola dove il “chiancheri” taglia la carne. “Chianca” in tutta la Sicilia significa ‘ceppo’; e, infatti, originariamente era proprio un ceppo a fungere da tavola su cui il “chiancheri” tagliava la carne.
A Palermo è diffuso anche il termine – di origine spagnola – CARNIZZERI (sinonimo di “chiancheri” e “vucceri”) e per la bottega quello di “carnizzaria”. Quest’ultimo è addirittura penetrato nell’italiano del posto, al punto che è possibile leggere delle insegne di macellerie in cui è scritto “Carnezzeria”.
Invece, “macellaiu” è un termine che non esiste in lingua siciliana e viene usato, su calco dell’italiano, da chi non la conosce bene.
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