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di Antonino Giaramita

SICILIA: OLTRE LE ETICHETTE.
SAS: Sintesi Architettonica Siciliana
MAS: Modello Architettonico Siciliano
Ovvero il magico Eclettismo Siciliano!
Verso una definizione dell’architettura come sintesi mediterranea

Da tempo, in Sicilia, emerge una sensazione diffusa: quando si parla di arte e architettura dell’isola, si finisce quasi sempre per parlare di “arte degli altri”. Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni.
Come se la Sicilia fosse stata soltanto un luogo di passaggio, un contenitore, mai un soggetto.

Eppure, questa lettura — pur basata su dati storici reali — è incompleta.
Perché confonde l’origine degli elementi con l’identità del risultato finale.

Il limite delle etichette tradizionali

La definizione più diffusa oggi è quella di “arabo-normanno”, consacrata anche a livello internazionale. Essa individua correttamente un momento straordinario della storia isolana, quello dei secoli XI-XII, testimoniato da monumenti come la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale.

Tuttavia, questa etichetta presenta limiti evidenti:
• riduce la complessità a due soli elementi
• trascura il ruolo determinante della tradizione bizantina
• ignora le fondamenta greche e romane
• non spiega la continuità storica dell’isola

Ancora più significativo: in Sicilia si definisce spesso “arabo” ciò che, in realtà, è bizantino o tardo-romano d’Oriente.

Il confronto con Santa Sofia è illuminante.
Molte forme che oggi associamo all’architettura islamica — cupole, spazialità, uso della luce — erano già pienamente sviluppate nell’Impero romano d’Oriente, secoli prima della nascita dell’Islam. Come osserva Oleg Grabar, “l’arte islamica nasce in continuità con il mondo tardo-antico, non in rottura con esso” (Grabar, The Formation of Islamic Art, 1973).

Il Mediterraneo come matrice comune

Le grandi civiltà che hanno interessato la Sicilia non sono mondi separati, ma varianti di una stessa koinè mediterranea:
• la civiltà greca (Siceliota)
• la romanità imperiale
• Bisanzio, prosecuzione dell’Impero romano
• il mondo islamico, che assorbe e rielabora tradizioni bizantine, persiane ed ellenistiche

Come sottolinea Henri Pirenne, “l’Islam non distrugge la civiltà mediterranea, ma ne riorganizza i flussi” (Mahomet et Charlemagne, 1937).

In questo senso, è corretto dire che molte forme non nascono “nel deserto”, ma circolano, si trasformano e si trasmettono lungo tutto il Mediterraneo e oltre.

Ma questo è solo il punto di partenza.

Il ruolo attivo della Sicilia: da crocevia a laboratorio

Il vero nodo è un altro: cosa accade quando queste tradizioni arrivano in Sicilia?

Qui non assistiamo solo a una successione di dominazioni, ma a una compresenza e, soprattutto, a una fusione.

Nel periodo normanno, questa fusione diventa esplicita e consapevole.
Nella Cappella Palatina convivono:
• impianto basilicale di derivazione latina
• mosaici bizantini, per tecnica e iconografia
• decorazioni e soluzioni spaziali islamiche

Non si tratta di una sovrapposizione casuale, ma di una precisa scelta culturale e politica.
Come evidenzia Jeremy Johns, la corte normanna di Palermo fu “un ambiente deliberatamente multiculturale, in cui le tradizioni artistiche venivano integrate e non semplicemente tollerate” (Johns, Arabic Administration in Norman Sicily, 2002).

I Normanni non si limitano a importare: coordinano, selezionano, fondono.
Agiscono, in sostanza, da registi.

Oltre il “trasporto”: la rielaborazione creativa

È vero che il mondo islamico ha svolto un ruolo fondamentale di trasmissione dei saperi — dalla matematica indiana alla filosofia greca — ma ridurlo a semplice “trasporto” è riduttivo.

Come sottolinea Ernst Grube, “l’arte islamica non è una copia, ma una trasformazione sistematica di linguaggi precedenti in un nuovo sistema coerente” (The World of Islam, 1967).

Lo stesso vale per la Sicilia.

La Sicilia non crea dal nulla, ma rielabora in modo originale.
E questa rielaborazione è riconoscibile.

Il problema dell’acronimo: NAB è sufficiente?

Nel tentativo di superare il limite di “arabo-normanno”, qualcuno ha proposto l’acronimo NAB (normanno-arabo-bizantino).

È un passo avanti, perché:
• reinserisce il ruolo bizantino
• amplia la lettura

Ma resta insufficiente, perché:
• continua a essere un elenco di componenti
• esclude le radici greche e romane
• non esprime il concetto di sintesi

In altre parole, descrive gli ingredienti, non il piatto.

Se si vuole mantenere una sigla, sarebbe più corretto — anche se meno immediato — pensare a qualcosa come:

S.M.S. → Sintesi Mediterranea Siciliana

oppure:

S.A.S. → Sintesi Architettonica Siciliana

Dove il focus non è più sull’origine, ma sul risultato.

Verso una definizione più corretta

Alla luce di tutto questo, la definizione più rigorosa e, allo stesso tempo, più identitaria è sorprendentemente semplice:

architettura siciliana

Non come negazione delle influenze, ma come loro compimento.

Oppure, in forma esplicativa:

sintesi architettonica siciliana di matrice mediterranea

Perché:
• le radici sono molteplici
• ma la forma finale è unitaria
• e nasce in Sicilia

Conclusione

La Sicilia non è un mosaico di elementi чужи, cioè “altrui”, presi in prestito.
È un organismo che trasforma ciò che riceve.

Così come Roma ha rielaborato la Grecia,
e Bisanzio ha rielaborato Roma,
la Sicilia ha rielaborato l’intero Mediterraneo.

Il punto, allora, non è più chiedersi: “di chi è questa arte?”
Ma riconoscere dove essa diventa qualcosa di nuovo.

E la risposta, storicamente, è una sola:

in Sicilia.

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PS:

SAS (Sintesi Architettonica Siciliana) e MAS (Modello Architettonico Siciliano) come due livelli complementari dell’Eclettismo Siciliano:

• SAS →
evidenzia il principio storico-accademico: la Sicilia non copia, ma fonde e rielabora, cioè una vera sintesi mediterranea. SAS è più rigorosa, utile in articoli storici o accademici.

• MAS →
mette in luce l’identità e la forza del risultato: la Sicilia diventa un modello, qualcosa di riconoscibile, unico e originale, non solo una somma di influenze. MAS è più evocativa, ottima per divulgazione, conferenze, infografiche e storytelling.

• ECLETTISMO SICILIANO →
è la capacità unica dell’isola di mescolare stili architettonici di epoche e culture diverse, creando qualcosa di totalmente nuovo e armonioso. Non è un semplice “copia e incolla”, ma una sintesi geniale.


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