di Antonino Giaramita
Come chiave interpretativa della vicenda storica siciliana è pienamente legittimo richiamare il principio giuridico di “superiorem non recognoscens”, fondamento della dottrina della sovranità: è sovrano quell’ordinamento che non riconosce alcun superiore.
Alla luce di tale principio, la Sicilia può essere letta come una realtà caratterizzata da una continuità statuale autonoma dall’826 al 1816. Le trasformazioni dinastiche, i rapporti feudali e le relazioni religiose proprie del contesto medievale ed europeo non determinavano, in senso moderno, una subordinazione statuale, ma costituivano modalità fisiologiche di esercizio della sovranità.
L’Emirato islamico di Sicilia, pur inserito nel più ampio mondo islamico, operava come entità autonoma; il Regno normanno, pur nei rapporti con il Papato, esercitava una piena funzione sovrana; così come, nelle fasi successive, la presenza di dinastie straniere non annullava la soggettività politica siciliana, ma ne rappresentava una forma di legittimazione dinastica, analoga — mutatis mutandis — ai moderni sistemi monarchici condivisi.
In questo quadro di lunga durata, il triennio 1812–1816 rappresenta una frattura storica reale, nella quale si interrompe una continuità plurisecolare.
- Il 1812: una modernità costituzionale interrotta
La Costituzione siciliana del 1812 si inserisce nel contesto delle grandi trasformazioni europee inaugurate dalla Rivoluzione francese e rappresenta uno dei primi esempi di ordinamento liberale nel continente, accanto alla Costituzione francese del 1791 e alla Costituzione spagnola del 1812.
Essa introdusse:
• l’abolizione del sistema feudale
• la limitazione del potere monarchico
• il rafforzamento del Parlamento siciliano (Oggi ARS)
Sotto il profilo giuridico, rappresentava il tentativo di trasformare una statualità storica in uno Stato costituzionale moderno, fondato sull’equilibrio tra poteri e sulla rappresentanza.
Come osserva la storiografia (cfr. Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna), il 1812 costituì “il più avanzato tentativo di riforma liberale nel Mezzogiorno prima dell’Unità”.
Eppure, questa apertura si rivelò effimera.
- Il protettorato britannico: convergenza e strumentalizzazione
Nel contesto delle guerre contro Napoleone Bonaparte, la presenza britannica in Sicilia si configurò come un protettorato di fatto, inizialmente percepito come garanzia contro l’assolutismo borbonico.
Gli interessi del Regno Unito — controllo del Mediterraneo e contenimento francese — coincisero temporaneamente con le aspirazioni costituzionali siciliane.
Secondo la testimonianza dello storico William Henry Smyth (Memoir of Sicily, 1824), gli inglesi erano visti “più come protettori che come occupanti”.
Tuttavia, questa convergenza si rivelò strumentale e temporanea.
- Malta: continuità storica e perdita giuridica (1814)
Malta, unita politicamente alla Sicilia sin dal 241 a.C., costituiva parte integrante del suo sistema territoriale e strategico.
Nel 1530 Carlo V la concesse ai Cavalieri di San Giovanni come feudo del Regno di Sicilia, senza che ciò ne interrompesse l’appartenenza giuridica alla corona siciliana.
La perdita dell’isola avviene in due fasi:
• 1800 (de facto): occupazione britannica
• 1814 (de iure): riconoscimento internazionale della sovranità britannica con il Trattato di Parigi del 1814, confermato dal Congresso di Vienna
Non si tratta di una cessione formale, ma di una accettazione politica del fatto compiuto da parte di Ferdinando I delle Due Sicilie (già Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli), funzionale alla restaurazione del suo potere sul continente.
Come evidenziato nella storiografia (cfr. Lucy Riall, Sicily and the Unification of Italy), la perdita di Malta rappresenta “una conseguenza diretta della subordinazione degli interessi locali alle strategie delle grandi potenze”.
- Il 1816: soppressione della sovranità e costruzione del nuovo Stato
Nel 1816, con la nascita del Regno delle Due Sicilie sotto Ferdinando I delle Due Sicilie, si realizza una trasformazione radicale:
• abolizione della Costituzione del 1812
• unificazione amministrativa tra Sicilia e Napoli
• trasferimento del centro politico a Napoli
Il Regno di Napoli, separatosi nel 1282 a seguito dei Vespri Siciliani — configurabile, in termini moderni, come uno spin off storico del Regno di Sicilia fondato nel 1130 — riassorbe così la Sicilia in una nuova entità statale.
Secondo Rosario Romeo (Il Risorgimento in Sicilia), questo passaggio segnò “la fine di ogni autonomia politica reale dell’isola”.
- Inquadramento giuridico e responsabilità storica
Gli eventi del 1812–1816 si configurano, sotto il profilo giuridico, come:
• trasformazione forzata dell’ordinamento costituzionale
• perdita della soggettività statuale autonoma
• riallocazione territoriale
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