Mondo Avicolo
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#23Aprile 2024

di Nadia Di Vina

Medico Veterinario Presidente dell’Associazione Avicola Madonita

Il  rapporto fra uomo, polli e galline è un rapporto atavico, legato da un reciproco scambio, che nel tempo ha fatto sì che la gallina e il gallo entrassero a far parte della cultura del popolo siciliano, della Storia, dei modi di dire, della mitologia, delle credenze popolari e dei proverbi. Da un punto di vista antropologico, nel periodo del dopoguerra, in Sicilia, era la donna che si occupava di accudire le galline e i polli.

Attraverso lo scambio delle uova si riusciva a comprare piccoli utensili per la casa o semplicemente ago, filo e pezze dagli ambulanti che giravano nei paesi periodicamente. Inoltre, in considerazione della carenza di carne nelle tavole, il detenere polli, pollastre e galline era ritenuto una vera e propria ricchezza. La pollastra veniva spesso donata come regalo di nozze.

Non dimentichiamo il brodino della nonna al quale venivano riconosciute proprietá terapeutiche e somministrato sia per un raffreddore, ma anche per patologie respiratorie più serie e dato alle donne dopo che avevano partorito per una rapida ripresa e produrre un buon latte.

Se ci proiettiamo nei nostri paesi, polli e galline venivano lasciate libere di razzolare durante il  giorno, ma proprio perchè considerate un bene per la famiglia stessa diventava fondamentale l’identificazione attraverso metodi identificativi, non tanto per le galline che ogni sera sapevano bene in quale “CATOJU – ANNATU“ rientrare, ma per evitare piccole discussioni fra vicini, ecco che diventa fondamentale l’identificazione attraverso l’utilizzo della “quasetta – quasuddi” , che altro non era che un nastrino attaccato alla zampa dx o sx della gallina che identificava la famiglia di appartenenza.

Spesso però i rapporti di buon vicinato venivano meno e quindi, occorrevano altri metodi, quali ad esempio il taglio di un dito della pollastra o la cucitura del nastrino colorato direttamente sull’ala. Raccogliendo racconti vari sul tema, uno fra tutti: A una giovane donna, da poco sposa, le era stata donata una pollastra che le venne sottratta scambiando il nastro alla zampa. La donna non si diede per vinta e tenacemente riusci a reimpossessarsi della propria pollastra. Per dimostrare che si trattava della sua pollastra, all’imbrunire la prese e la lanciò in aria e la pollastra si recò nel suo catoio (casa sua).

“I  CATOI -ANNATU” rappresentavano la parte della casa dove la sera trovavano riparo galline, pecore, asini e muli.Spesso i catoi venivano costruiti sotto una scala con la possibilitá di avere una zona esterna riparata per gli animali. In ogni caso il catoio era parte integrante della casa.In estate, per evitare che le galline  e i polli portassero malattie (pidocchio rosso) ad altri animali del catoio, la sera venivano messe in delle gabbie e appese ai muri delle rispettive case. Da un punto di vista religioso il gallo è il simbolo che porta l’alba del nuovo giorno di fede.

Presente sui campanili di diverse chiese, la gallina intesa come chioccia, rappresenta l’amore protettivo verso i deboli secondo il vangelo. Presente nei riti religiosi (processione del Venerdì Santo ad Enna, dove si porta in braccio un gallo coronato in riferimento al momento in cui l’apostolo Pietro rinnegò Gesù).

Da un punto di vista mitologico, non possiamo che ricordare il  basilisco figura dalla testa da gallo e corpo da rettile. Giuseppe Pitrè (ne abbiamo parlato👇https://www.siculomania.com/2438/luomo-delle-tradizioni-popolari/ ) descrive il Basilisco come un mostro nato da un uovo deposto da un gallo di 7 anni che cova e chi lo guarda negli occhi muore. Da qui il detto “scuvi ‘u basiliscu” modo di dire per indicare qualcuno che guarda intensamente qualcun altro.  Inoltre proprio perchè il basilisco era nato da un uovo di un gallo di 7 anni è buon uso tutt’ora nelle campagne non fare arrivare mai un gallo a 7 anni.

Altra figura mitologica è il Gallo Dorato a protezione della “truvatura*”.


Nei modi di dire entrati nel nostro uso comune e che hanno a che fare con la gallina, non posso che ricordare il termine “ ‘ntrunatu“, utilizzato quando magari qualcuno un pò distratto e non ci stà ad ascoltare. Per collegarmi a questo termine ad una delle credenze popolari che hanno a che fare con la buona riuscita di una schiusa di uova sotto una chioccia.

Tra le tante una è quella di utilizzare sempre uova di numero dispari, mai 13 o 17, le uova devono essere lisce, non troppo appuntite, ma neanche troppo rotonde e poi mettere sempre un chiodo sotto la chioccia, questo perchè, durante il periodo della cova, di solito primavera/estate, si può incorrere in un temporale con la presenza di lampi e tuoni, ebbene la presenza del chiodo si pensa sia fondamentale per scaricare l’eventuale tuono nelle vicinanze della chioccia ed evitare che nell’uovo, i neoformati pulcini ne risentissero e si “intronassero” o peggio ancora risultassero “morti nell’uovo”.


Anche le razze antiche sono un patrimonio della cultura rurale siciliana.
Le razze antiche siciliane sono rappresentate dalla Bruna delle Madonie , dalla Coronata siciliana, per la tipica cresta a corona (‘ncurunata) rappresentata giá nelle anfore di epoca romana e nelle monete greche.
Iconografie del 1600 ritraggono il Gallus Cornutus, tutt’ora presente nella zona di Caltanissetta e conosciuta proprio come “Cornuta di Caltanissetta”.
Altra razza siciliana la Gallina di Val Platani, tipica della zona agrigentina per la sua colorazione più chiara, come adattamento al clima. È stata riconosciuta ufficialmente come razza autoctona il 23 Aprile 2024.


*Truvatura: Indica un tesoro nascosto, spesso costituito da monete d’oro o gioielli sepolti. La leggenda vuole che questi tesori siano protetti da incantesimi o figure mitiche e che per dissoterrarli sia necessario compiere precisi rituali.