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#9Maggio 1978

Giuseppe Impastato, nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948.

💔 LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI M…..diceva..

Il 9 maggio 1978 moriva a Cinisi, in provincia di Palermo, l’attivista politico e antimafia Peppino Impastato.

Fortemente impegnato nella denuncia dell’azione criminale del boss locale Gaetano Badalamenti, Impastato fu ucciso dagli scagnozzi del capo mafioso di Cinisi, che simularono un attentato suicida.

Nel corso degli anni Peppino Impastato è divenuto uno dei simboli più popolari della lotta dei Siciliani contro Cosa Nostra. Dal suo esempio è stato tratto il film “I cento passi”, diretto da Marco Tullio Giordana.

È stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista di Democrazia Proletaria conosciuto per le sue denunce contro il potere politico-mafioso.
Per il suo impegno e per la lotta alla devastazione del territorio e della società soggiogata e succube del giogo economico e della violenza mafiosa, fu assassinato il 9 maggio 1978.

Peppino era componente di una famiglia nota per i legami con i mafiosi locali, e quindi il suo attivismo contro quei poteri era ancora più insopportabile per gli ambienti mafiosi.
Il padre Luigi (1905-1977) durante il periodo fasciata fu confinato proprio per i legami malavitosi. Lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre, Cesare Manzella, era il capomafia del paese, ucciso nel 1963 in un attentato con una Alfa Romeo Giulietta riempita di tritolo.


L’attività di Peppino incrinò i rapporti con il padre che non poteva tollerare le azioni del figlio secondo la mentalità e la cultura di famiglia e lo cacció di casa.
Impastato non si limitò ad una attività di protesta fine a se stessa, ma cercó di creare strumenti che potessero amplificare la sua voce e quindi nel 1965 fondò il giornalino L’idea socialista e aderì al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipò, con il ruolo di dirigente, alle attività delle nuove formazioni comuniste, come Il manifesto e, in particolare, Lotta Continua. Condusse le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.


Nel 1976 costituì il gruppo Musica e cultura, che svolgeva attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fondò Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denunciò i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo di Gaetano Badalamenti (chiamato sarcasticamente «Tano Seduto» da Peppino, successore di suo zio Cesare Manzella come capomafia locale, che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica in cui Peppino derideva mafiosi e politici.


Nonostante le minacce e le continue pressioni della comunità locale, nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma non fece in tempo a sapere l’esito delle votazioni perché venne assassinato a campagna elettorale ancora in corso, la notte del 9 maggio, su commissione di Badalamenti. Con il suo cadavere venne inscenato un attentato, per distruggerne anche l’immagine, in cui la vittima apparisse come suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. La lista di Democrazia Proletaria ottenne 260 voti e un seggio; gli elettori votarono comunque, simbolicamente, per il defunto Peppino, che addirittura risultò il candidato più votato con 199 preferenze.

L’ultimo comizio di Impastato, il 7 maggio 1978
Stampa, forze dell’ordine e magistratura inizialmente sostennero che Peppino stesse architettando un attentato nel quale lui stesso sarebbe rimasto ucciso, poi iniziarono a parlare di suicidio dopo la scoperta di una lettera in casa della zia, che in realtà non rivelava propositi suicidi. Il delitto, avvenuto in piena notte, passò inizialmente inosservato, poiché coincise con il ritrovamento del corpo di Aldo Moro.

I depistaggi e la macchina del fango su Peppino Impastato sono solo uno degli esempi attraverso il quale la propaganda istituzionale sia stata complice del tentativo di uccisione anche dell’immagine di un siciliano che ha tentato di dare onore e dignità alla propria terra e al proprio popolo.

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». Peppino Impastato

Noi di Siculomania proviamo a diffondere bellezza….quella bellezza che rappresenta la Sicilia.
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