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4 aprile 1589

🗓️Il 4 aprile il calendario liturgico cattolico ricorda uno dei santi siciliani più popolari del mondo. La fama di Benedetto Manasseri, umile frate francescano originario di San Fratello, ha varcato in confini della Sicilia e dell’Europa. Dagli Stati Uniti all’America latina ed all’Africa, il nome del santo “moro”, figlio di schiavi africani, evoca ancora universale ammirazione e devozione.

👶Nato a San Fratello in data imprecisata (o nel 1524 o nel 1526), Benedetto era figlio di Cristoforo e Diana, una coppia di schiavi deportati dall’Africa (forse dall’Etiopia). Per concessione del padrone dei suoi genitori, Vincenzo Manasseri, fu stabilito che il primogenito della coppia sarebbe nato libero. Fu questo il destino di Benedetto, primo di quattro fratelli (degli altri tre conosciamo soltanto i nomi: Marco, Baldassara e Fradella).

🧒Cresciuto in un clima favorevole alla spiritualità, con dei genitori molto credenti, Benedetto mostrò sin da piccolo la sua propensione alla vita religiosa. Essendo nato libero, una volta giunto alla maturità, dovette provvedere al suo sostentamento e, a tal fine, iniziò a lavorare nei campi con due buoi acquistati con sacrificio. Proprio durante una delle dure giornate di lavoro nei campi, Benedetto fece un incontro destinato a cambiargli la vita, ossia quello con frate Gerolamo Lanza, un ex cavaliere datosi all’eremitaggio. Difendendo Benedetto dai frequenti scherni di cui era vittima, fra Gerolamo profetizzò il grande futuro del giovane. Fu così che il ventunenne Benedetto, venduti i buoi e distribuiti i ricavi ai poveri di San Fratello, si diede all’eremitaggio nella vicina Caronia.

⛰️L’eremo di Caronia divenne ben presto luogo di pellegrinaggio di devoti imploranti miracoli all’eremita di origine africana. Per sfuggire alla fama e ad un ambiente ormai poco adatto alla vita eremitica, Benedetto e Gerolamo decisero di spostarsi e, dopo varie soste, giunsero dapprima a Raffadali e poi nella provincia di Palermo, sostando a Partinico, Giardinello e Carini, luoghi però divenuti ben presto oggetto del peregrinare di fin troppi fedeli. Benedetto decise allora di trasferirsi sul Monte Pellegrino, dove molti secoli prima aveva vissuto da eremita anche Rosalia Sinibaldi. Tra gli altri luoghi frequentati da Benedetto in questo periodo vi fu il convento della Madonna della Dayna presso Marineo.

Alla morte di Gerolamo Lanza, nonostante il suo analfabetismo, Benedetto venne nominato responsabile della confraternita fondata dal suo mentore. Tuttavia, nel 1562 Papa Pio IV fece sciogliere la compagnia, imponendo ai suoi membri di aderire agli ordini religiosi già esistenti. Benedetto, dopo aver meditato presso la Cattedrale di Palermo, decise di unirsi ai frati minori riformati. Dopo essere stato inviato al convento di Giuliana, restandoci per quattro anni, Benedetto fu poi trasferito al convento di Santa Maria di Gesù, fuori le mura di Palermo, dove rimase fino alla sua morte.

😇A Santa Maria di Gesù il Moro lavorò come cuoco. Nel 1578 fu eletto superiore ed accettò l’incarico per obbedienza. Durante il suo soggiorno a Palermo Benedetto divenne caro a uomini e donne di ogni estrazione sociale e culturale, gli furono attribuiti molti miracoli e la sua fama di santità crebbe mentre era ancora in vita. Persino il viceré chiedeva a lui consigli e pareri. A Benedetto ed ai suoi confratelli viene anche attribuita una prima ricerca dei resti mortali di Santa Rosalia a Monte Pellegrino.

Il 4 aprile 1589, all’età di 63 anni, dopo un mese di grande sofferenza per una gravissima malattia, Benedetto morì nella sua umile cella nel convento di Santa Maria di Gesù. Prima di morire, a testimonianza della sua grande umiltà, chiese perdono ai suoi confratelli ed a tutti gli altri per i suoi peccati.

Il culto di Benedetto, già vivo prima della morte del frate, crebbe negli anni seguenti. Il processo di canonizzazione, avviato nel 1594, ebbe un iter lunghissimo, che passò attraverso la beatificazione avvenuta nel 1743 e la proclamazione della sua santità addirittura il 24 maggio 1807. Tuttavia, con l’assenso del clero locale, il popolo aveva già decretato la santità di Benedetto da secoli.

La fama del Moro, dopo la sua morte, si diffuse ben presto fuori dalla Sicilia, giungendo in Spagna e Portogallo e da questi paesi alle loro colonie nell’America latina. Benedetto divenne popolare, in particolare, presso le comunità nere. Ancora oggi il culto di Benedetto è molto sentito in Colombia, Venezuela e Brasile. La fama di Benedetto in seguito giunse anche in Africa, in particolare in Togo, Benin, Nigeria ed Angola.

🇺🇲Negli Stati Uniti Benedetto è stato dichiarato co-patrono della popolazione afroamericana insieme al domenicano Martino de Porres. A lui sono intitolate parrocchie in molte delle principali città statunitensi, da Washington a New York, da Chicago (ben due) a Pittsburgh.

Il 24 aprile 1652 il Senato di Palermo lo proclamò co-patrono della città. In Sicilia altri luoghi in cui la devozione al Moro è particolarmente forte sono la città natale, Acquedolci e Marineo. Nell’ottocento anche la poetessa e patriota siciliana Giuseppina Turrisi Colonna (ne abbiamo parlato qui👇https://www.siculomania.com/2364/la-poetessa-patriota/ )dedicò un suo inno alla memoria di San Benedetto di San Fratello, il Moro di Sicilia.


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