🏢“L’Ospizio dei Matti” di Palermo fu fondato dal barone Piero #Pisani il 10 agosto 1824, quando il Luogotenente generale Marchese delle Favare gli comunicava la nomina a “deputato dell’Ospizio dei Matti” di #Palermo.
L’Ospizio è stato tra le prime strutture dedicate esclusivamente ai soggetti con patologie psichiatriche, con l’applicazione di terapie umane e inclusive, molto innovative per l’epoca.
⛪️L’Ospizio di Santa Teresa che era dedicato ai malati di lebbra non avendo più pazienti, fu riadattato e adibito a “stabilimento dei matti”.
A un’anno dalla nomina di Pisani, il 17 agosto del 1825, il vecchio ospizio fu ufficialmente trasformato in Real Casa dei Matti. La nuova istituzione, in breve divenne un modello per l’assistenza e la gestione di chi soffriva di gravi problemi psichiatrici. Venivano da ogni parte del mondo per studiare il modello gestionale di Pisani. Pisani fu il pioniere dell’approccio psicologico da sostituire a quello farmacologico e si può dire che la struttura da lui gestita fu la prima in Europa a essere concepita per la cura e la degenza dei malati di questo tipo.
Nel luglio 1827 Pietro Pisani predispone il regolamento per la gestione del moderno istituto, descrivendo minuziosamente gli impieghi ed i compiti dei diversi uffici amministrativi e le metodiche di trattamento e gestione dei problemi di salute mentale.
Venivano fissati, inoltre, i criteri dell’azione terapeutica basati sul primato della cosiddetta “cura morale” agendo direttamente sul problema psichico occupandosi dei bisogni dei pazienti, prima ancora del aspetto medico in senso stretto.
🏥L’ospedale era finanziato dai Comuni oltre che da enti come lo Spedale Grande di Palermo e Redenzione dei Cattivi. I Comuni potevano inviare i loro malati gratuitamente, certificando lo stato di povertà del ricoverato e in assenza di tale certificazione il Comune doveva pagare la retta di 4 onze mensili. L’ospedale era in grado di gestire 130 ricoverati, che rappresentava il tetto massimo previsto. Nel caso di necessita di ricovero di un numero superiore al tetto previsto, i Comuni erano tenuti a pagare la somma di 2 onze e mezzo al mese anche per i ricoverati poveri.
Il barone Pietro Pisani reggerà l’ospedale sino alla sua morte avvenuta nel luglio del 1837.
🪦La morte di Pisani coincide con uno stravolgimento sia della gestione amministrativa che sanitaria dell’istituto ospedaliero.
Nel 1841 la carica di direttore fu occupata dal giurista Emerico Amari affiancato da una figura medica per l’organizzazione dell’aspetto terapeutico. L’abbandono definitivo del metodo di trattamento morale lascia così spazio all’affermarsi del trattamento medico e già nel 1848 questa tendenza troverà conferma nella nomina di un medico all’ufficio di Sovraintendente. È a partire da questo periodo che comincia a crescere il numero dei ricoverati.
Nel 1857 si contano oltre 300 ricoverati, nel 1870, anno in cui la Real Casa dei Matti cambia il nome in Manicomio di Palermo, i ricoverati superano i 500 e i mille nel 1882 e ciò nonostante le strutture di ricovero rimanessero sostanzialmente invariate, anche se nel tempo erano stati effettuati piccoli ampliamenti. Nel 1883 inizia quindi la progettazione di un nuovo e più grande ospedale da costruirsi nel fondo della Vignicella, dove già, nell’antica casa monacale gesuitica ed in alcune baracche costruite per l’occasione, erano stati trasferiti i primi 300 ricoverati.
🏘Gli ambulatori, le degenze, le infermerie, la clinica psichiatrica, i locali dell’amministrazione e della direzione, la lavanderia, la colonia agricola verreno inaugurati tra il 1888 e il 1928. La Vignicella era un padiglione succursale della Real Casa dei Matti, dove oggi si trova l’archivio e dove è ancora in atto un complesso lavoro di catalogazione dei volumi originali, che contengono le schede dei “matti” che venivano qui rinchiusi. L’area museale adiacente ospita arredi dell’ex ospedale, divise dei pazienti, camicie di forza e le prime macchine per l’elettroshock. Interessante l’imponente plastico del progetto dell’intero complesso. Oggi, nei diversi padiglioni, trovano spazio gli uffici e gli ambulatori dell’Azienda provinciale sanitaria e le sedi di associazioni e cooperative. Una città nella città circondata da alte mura per impedire ai malati di scappare con laboratori per disegnare o fare lavori manuali, aiuole, viali alberati, orti e stalle.
📝Tra pareti che conservano le scritte e i disegni dei pazzi, antichi e terrificanti macchinari e ancora corrodoi lugubri e camere spoglie si può sentire l’atmosfera che doveva permeare la vita di pazienti, di medici e del personale. Alcuni dei macchinari usati alla Vignicella servivano a fare lavorare i ricoverati per un processo di riabilitazione, altri invece come: imbuti, legacci, pinze e dispositivi elettrici – anche rudimentali – sono ancora visibili erano utilizzati per sottomettere i pazienti non gestibili.
Ad esempio la stanza degli imbuti era una stanza umida che conserva decine di imbuti metallici che pendono dal soffitto. Venivano messi con forza tra le labbra di azienti troppo vivaci o rabbiosi che venivano riempiti con litri e litri di acqua con lo scopo di calmarli.
Il trasferimento definitivo, con l’abbandono del vecchio Ospizio di Santa Teresa che aveva continuato ad ospitare alcune centinaia di “alienate croniche”, avverrà nel 1912, mentre l’istituto, tra interruzioni dovute ad eventi bellici e a problemi finanziari, sarà completato in tutte le sue strutture solamente nel 1936.
Il manicomio è stato abbandonato fino alla chiusura completa nel 1978, anno in cui venne emanata la legge di Basaglia che impose la chiusura dei manicomi e disciplinò il trattamento sanitario obbligatorio (tso) istituendo i servizi d’igiene mentale pubblici.
L’Ospedale psichiatrico sotto diverse forme rimarrà in funzione sino al 1998, anche se l’ultimo ospite /paziente lascerà la struttura nel 2001.
Fonte: Archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico Pietro Pisani di Palermo.
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