Il 16 ottobre 1355, tra le possenti mura laviche del Castello di Aci, si spegneva una delle figure più tragiche e dimenticate del Medioevo isolano: Re Ludovico d’Aragona, passato alla storia come il “Re Fanciullo”. A strapparlo alla vita in giovanissima età non furono i complotti di palazzo o le lame nemiche, ma l’inesorabile scure della peste nera, il morbo apocalittico che proprio in Sicilia aveva trovato la sua tragica porta d’accesso per l’intera Europa occidentale.

Una corona di spine in una Sicilia divisa
Nato nella fedelissima Catania tra il 1335 e il 1337, Ludovico si trovò addosso il peso del Regno di Trinacria a soli cinque o sei anni. Nel 1342, alla morte del padre Pietro II, ereditò una Sicilia martoriata. L’isola era un vero e proprio campo di battaglia geopolitico, lacerato all’interno dalla feroce guerra civile tra la fazione dei “Latini” (guidata dai Chiaramonte e radicata nella nobiltà autoctona) e quella dei “Catalani” (fedele alla corona aragonese e capeggiata dagli Alagona). All’esterno, come se non bastasse, incombeva la minaccia mai sopita della dinastia angioina di Napoli, decisa a riconquistare l’isola dopo i Vespri Siciliani.

I primi anni del suo regno videro come reggenti la madre Elisabetta di Carinzia e lo zio, il valoroso Giovanni di Randazzo, duca di Atene e Neopatria. Fu proprio quest’ultimo a tentare disperatamente di pacificare il regno, ma la sorte aveva già in serbo il peggiore dei flagelli.
Il morbo che cambiò la storia: da Messina al Castello di Aci
La storiografia ufficiale, supportata dalle drammatiche pagine della Historia Sicula del cronista francescano Michele da Piazza, ricorda che la peste nera arrivò in Europa nell’ottobre del 1347, proprio in Sicilia, a bordo di dodici galee genovesi che attraccarono nel porto di Messina.

Il morbo non fece distinzioni di rango. Tra il 1348 e il 1352 falciò prima lo zio Giovanni e poi la regina madre Elisabetta. Rimasto solo, il giovanissimo monarca trovò un ultimo baluardo affettivo e politico nella sorella maggiore Costanza, che assunse la reggenza.
Nel 1355, la peste tornò a ruggire con una nuova, violentissima recrudescenza che colpì duramente il catanese. Cercando di sfuggire al contagio che stava decimando la vicina fortezza di Agira, Ludovico cercò un rifugio che considerava inespugnabile: il Castello di Aci, un maniero arroccato su un imponente promontorio di roccia basaltica a picco sul mar Jonio. Ma le difese della rocca nulla poterono contro l’invisibile nemico. Infettato a sua volta, il Re spirò a soli 17 o 18 anni presso il Castello di Aci (sebbene alcune fonti minoritarie ne collochino il decesso ad Agira prima del trasferimento della salma al Castello).
Il riposo eterno nel cuore dell’Isola
La morte del Re Fanciullo lasciò la Sicilia in un baratro di incertezza. Il trono passò immediatamente al fratello minore, il quattordicenne Federico IV, che sarebbe passato alla storia con il malinconico epiteto di “il Semplice”.
Oggi, la memoria del Re Fanciullo riposa nel luogo identitario per eccellenza della città che gli diede i natali: la Cattedrale di Sant’Agata a Catania. Le sue spoglie mortali furono deposte all’interno del tempio monumentale, custodite in un sarcofago accanto a quelle del glorioso nonno Federico III (l’indomito difensore dell’indipendenza siciliana) e del fedele zio reggente Giovanni di Randazzo. Una tomba che, nel cuore della Catania storica, sussurra ancora ai visitatori il destino spezzato di un ragazzo che portò la corona in uno dei secoli più bui e affascinanti della Sicilia.



Bellissimo percorso storico siciliano.
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