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Parte prima

Bentornati su Siculomania! Oggi vi portiamo nel cuore di Palermo, tra i vicoli della Kalsa e le storie dimenticate di quegli uomini straordinari che hanno versato il sangue per la dignità della nostra Isola. Questa pagina é cosí articolata che la proporremo in piú parti.

Troppo spesso la storia ufficiale ricorda solo i grandi nomi, ma la vera anima delle rivolte siciliane contro il centralismo borbonico ha pulsato nelle vene del popolo minuto.

Questa è la storia di Francesco Riso, un mastro fontaniere (idraulico) nato a Palermo il 15 ottobre 1826, che scelse di non piegare la testa davanti alla tirannia.

L’immagine raffigura Francesco Riso (Palermo, 15 ottobre 1826 – Palermo, 1° maggio 1860), patriota e idraulico siciliano, celebre per essere stato uno dei principali organizzatori della rivolta della Gancia del 4 aprile 1860 a Palermo

Dalle officine della Kalsa alla clandestinità

Francesco Riso era un uomo del popolo, un artigiano che conosceva la fatica del lavoro e la durezza della vita sotto il regime dei Borbone di Napoli. La sua sete di giustizia e indipendenza non rimase però confinata ai discorsi da bottega. Già nel gennaio del 1850, poco più che ventenne, Riso prese parte alla sfortunata insurrezione della Fieravecchia.

Negli anni successivi, la repressione della polizia borbonica si fece asfissiante. Mentre l’aristocrazia palermitana e i comitati dei nobili esitavano, frenati dalla paura di fallire, il mastro fontaniere decise di passare all’azione. Radunò intorno a sé un gruppo di artigiani, braccianti e popolani, convinto che la miccia della libertà dovesse essere accesa direttamente dal popolo di Palermo.

L’alba della Rivolta della Gancia

Il momento cruciale scattò all’alba del 4 aprile 1860. Riso e una sessantina di compagni d’armi si barricarono all’interno dei magazzini del Convento della Gancia, nel cuore del centro storico palermitano. I frati del convento, solidali con la causa, li avevano aiutati ad accumulare munizioni e fucili.

Al segnale convenuto, le campane della chiesa cominciarono a suonare a stormo per chiamare la città alla rivolta. Ma il destino aveva teso loro una trappola.

Rappresentazione storica dell’assalto del 6° Reggimento borbonico al Convento della Gancia all’alba del 4 aprile 1860.

Il tradimento e l’eccidio

Secondo la tradizione storica più diffusa, i rivoluzionari avevano un nemico in tunica tra le mura del convento: Padre Michele da Sant’Antonino, un frate che avrebbe venduto l’informazione al temuto capo della polizia borbonica, Salvatore Maniscalco. Altre fonti storiche attribuiscono invece la spia a un infiltrato civile tra i congiurati.

In ogni caso, avvertiti in anticipo, i soldati borbonici circondarono la struttura prima ancora che i rivoltosi potessero muoversi. L’irruzione fu immediata e violentissima: la Gancia si trasformò in un mattatoio e i sogni di gloria dei popolani vennero soffocati nel sangue.

Il martirio delle “Tredici Vittime” e l’ultimo inganno

Francesco Riso rimase gravemente ferito negli scontri e venne trasportato in catene all’ospedale civico. Nel frattempo, tredici dei suoi compagni catturati vivi vennero rinchiusi nel Castello a Mare. Per dare una punizione esemplare ai palermitani, il governo borbonico ordinò la loro fucilazione immediata senza alcun processo.

La mattina del 14 aprile 1860, nel Piano di San Giorgio (oggi Piazza XIII Vittime), il plotone d’esecuzione stroncò le tredici vite. Tra loro c’era anche Giovanni Riso, il padre cinquantottenne di Francesco, e il giovanissimo Michele Fanara (indicato in alcune cronache come Fanini), di appena 15 anni.

Ecco i nomi dei tredici artigiani e popolani palermitani caduti quel giorno:

  1. Calogero Villamanca (o Michelangelo Barone, 24 anni)

2. Giovanni Riso (58 anni, padre di Francesco)

3. Michele Fanara (15 anni)

4. Andrea Cuffaro (60 anni, il più anziano del gruppo)

5. Pietro Vassallo (40 anni)

6. Gaetano Calandra (34 anni)

7.Cono Cangeri (34 anni)

8. Nicolò Di Lorenzo (32 anni)

9. Domenico Cucinotta (31 anni)

10. Sebastiano Camarrone (30 anni)

11. Liborio Vallone (o Valenziano, 30 anni)

12. Giuseppe Teresi (28 anni)

13. Francesco Ventimiglia (27 anni)

L’obelisco a Palermo eretto in memoria dei tredici patrioti popolani fucilati a Porta San Giorgio il 14 aprile 1860.

A quel punto, il capo della polizia Maniscalco mise in atto l’ultimo e diabolico inganno ai danni del fontaniere agonizzante. Promise a Francesco che avrebbe salvato la vita di suo padre se avesse fatto i nomi dei complici in fuga. Francesco, ignorando del tutto che il padre fosse già stato fucilato, parlò nel disperato tentativo di salvargli la vita. La polizia borbonica usò la sua confessione per farlo passare da traditore agli occhi dei compagni. Riso morì in solitudine il 1º maggio 1860, infangato dal sospetto prima che la storia restituisse totale giustizia al suo valore.

Il ricordo di Siculomania

Anche se la rivolta della Gancia fu repressa nel sangue, il sacrificio di Francesco Riso e dei suoi artigiani non fu inutile. Dimostrò che Palermo era una polveriera e il loro coraggio incendiò le campagne siciliane, segnando l’inizio della fine del regime borbonico sull’Isola.

Se passeggiate per Palermo, fermatevi a cercare il suo busto marmoreo a Piazza Marina o l’obelisco in Piazza XIII Vittime: dietro quel marmo batte il cuore di un palermitano che sognava una Sicilia libera.


Busto in marmo di Francesco Riso, un celebre patriota siciliano

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Di siculomania.com

[Marco Lo Dico - www.siculomania.com] Cacciatore di storie, custode di memorie e innamorato viscerale della nostra terra. Scrivo per restituire voce ai protagonisti che hanno reso grande la Sicilia nel mondo, raccontando l'arte, la storia e la cultura dell'isola oltre i cliché. Perché la sicilitudine non è solo un'origine, ma una dichiarazione d'orgoglio e un modo fiero di guardare il mondo. 🔴🟡

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