di Fonso Genchi (Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana)
Cominciamo, cronologicamente, questa rassegna sulla ricca lessicografia siciliana, con l’opera del monaco benedettino catanese Angelo Senisio (1305–1386) comunemente chiamata Declarus. Seppure non sia un vero e proprio dizionario latino‑siciliano ma un glossario latino, però, contiene numerosi termini siciliani.
Infatti, alla fine delle definizioni, compare spesso la locuzione «qui vulgo dicitur» seguita dal termine siciliano. Le prime attestazioni di numerosi lemmi siciliani sono rintracciabili proprio in questo testo (vedi esempio in calce).
Il Declarus, ispirato alle Derivationes di Uguccione da Pisa, non è mai stato stampato per intero. Una copia manoscritta del XV secolo è conservata presso la Biblioteca centrale della Regione Siciliana.
Esempio trascritto per “canigghia” (grafia dell’epoca: “canigla“), ossia la crusca:
Cantabrum bri… strumenti vel farine purgamentum, vel est cibus quo canes nutriuntur, qui dicitur “canigla”, quasi canis nutrimentum.
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