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E’ ormai consolidato che la struttura del componimento poetico denominato sonetto, abbia origine dalla scuola poetica siciliana. Il sonetto nella sua struttura e nella sua diffusione sarebbe attribuito a Giacomo da Lentini. I primi esempi di poetica con tale struttura appaiono con la lirica siciliana. Sin dai primi testi pubblicati con tali caratteristiche, il genere ottiene il favore immediato nella letteratura internazionale.

La sua struttura chiusa e definita in 14 versi, sempre endecasillabi, sono sempre ripartiti in due quartine e due terzine. I primi esempi di sonetto rispondevano allo schema della rima per lo più di tipo alternato (ABAB, ABAB). La rima incrociata (ABBA, ABBA) comparirà con gli Stilnovisti per poi diventare la forma prediletta dai poeti. Le terzine sono sempre contrassegnate da un cambiamento della rima.

Nella Scuola Siciliana le terzine si possono presentare con due forme alternative come le rime replicate (CDE, CDE) e le rime alternate (CDC, CDC). Il termine provenzale sonet sembra essere dovuto al fatto che i versi venissero declamati accompagnati da una melodia. Nella letteratura italiana ha ormai il significato convenzionale di componimento lirico.

Giacomo da Lentini (1210 – 1260) viene ormai considerato il probabile inventore di questo genere poetico e rappresenta l’autore del maggior numero di sonetti giunti fino ai nostri giorni della Scuola Siciliana.I sonetti di Giacomo da Lentini si presentano come dei componimenti meticolosamente studiati.

Tuttavia è doveroso segnalare che nell ‘800 alcuni studiosi sostennero l’origine popolare del sonetto. Secondo tali autori il sonetto era organizzato come lo strambotto. Lo strambotto sarebbe un breve componimento poetico popolare caratteristico della Sicilia.

Tale breve componimento popolare a carattere amoroso si diffuse a partire del XIV sec in tutta Italia con differenti tratti nelle diverse aree. Lo strambotto siciliano, conosciuto anche come “ottava siciliana” o “canzuna” presenta otto versi endecasillabi a rima alternata.

In foto:

Il Cancelliere Aulico alla corte del mecenate Federico II, Re di Sicilia, figlio di Costanza d’Altavilla ed Enrico VI, a palazzo della Favara con letterati, artisti e studiosi siciliani. In una composizione storica immaginaria, dipinta dal pittore tedesco Michael Zeno Diemer.
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