#22Aprile 1745
Maggiore feudatario ed uomo più ricco di Sicilia, Gianluigi Moncada, principe di Paternò, deve la sua fama soprattutto alla lunga attività politica, culminata in un ruolo di primissimo piano nel corso dei moti indipendentisti scoppiati a Palermo nel 1820. Fu lui, infatti, a firmare in rappresentanza degli insorti la Convenzione di Termini, presto tradita dal governo borbonico, con cui la Sicilia avrebbe potuto riacquistare l’indipendenza perduta nel 1816.
Giovanni Luigi Moncada Ventimiglia Ruffo nacque a Palermo il 22 aprile 1745, figlio del principe di Paternò Francesco Rodrigo Moncada e di Giuseppina Ruffo della Scaletta. Ultimo di sei figli, Gianluigi fu l’unico – insieme al fratello Bernardino – a sopravvivere all’infanzia. Nel 1761 sposò la figlia del principe di Scordia, Agata Valguarnera Branciforte, da cui avrà nove figli. Dopo il matrimonio si trasferì a Napoli, dove affinò le sue competenze politiche ed economiche e riuscì ad inserirsi negli ambienti della corte borbonica. Rimasto vedovo nel 1783, prenderà come seconda moglie Giovanna del Bosco Branciforte, dama di compagnia della regina consorte di Sicilia e Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena.
Avendo ereditato tra il 1762 ed il 1763 le ricchezze della sua famiglia, il Moncada ottenne numerosi titoli e feudi. Al titolo di principe di Paternò, con cui diverrà noto, aggiunse infatti la titolarità sul ducato di San Giovanni, le contee di Caltanissetta e Cammarata ed altri titoli. Contemporaneamente divenne anche “grande di Spagna”. Avviata un’azione volta al riordino dei patrimoni della famiglia nel 1771, il Moncada riuscì ad acquisire la fama di aristocratico più ricco del Regno di Sicilia.
Uno degli episodi più avventurosi della vita del principe di Paternò avvenne nell’estate del 1797, nel corso di un viaggio in mare che da Palermo avrebbe dovuto condurlo a Napoli. Nei pressi di Ustica, infatti, un gruppo di pirati nordafricani realizzò un’imboscata all’imbarcazione su cui viaggiava il Moncada, con la complicità del comandante greco della stessa. A bordo il principe aveva portato con sé un tesoro di 50.000 scudi e oggetti preziosi. Fatto prigioniero dai pirati, il Moncada fu condotto a Tunisi e tenuto in ostaggio dal bey Hammuda ibn Ali. Il rapimento del principe divenne un caso diplomatico e la famiglia Moncada non si limitò a coinvolgere la cancelleria di Sicilia e Napoli, ma anche quelle di Francia, Gran Bretagna e Spagna. Suo figlio Guglielmo, giunto a Tunisi per trattarne il rilascio, si offrì prigioniero al posto del padre, ma la proposta fu declinata dal bey. La vicenda si chiuse nel dicembre 1797 con la stipula di un accordo che impose al principe di Paternò il pagamento di ben 300.000 scudi. Negli anni seguenti il rapimento del Moncada ebbe strascichi giudiziari e contribuì a restringere le fortune economiche del principe.
La vita del principe di Paternò era però destinata a nuovo prestigio nel campo della politica. La sua carriera pubblica era iniziata nel 1770 con la carica di membro del Parlamento siciliano. Nel corso dei decenni egli sarà più volte parlamentare nonché capitano di giustizia a Palermo. Nel 1812 fu tra i sostenitori dell’emanazione della nuova Costituzione siciliana ed ottenne un seggio ereditario presso la neonata Camera dei Pari. Dopo la soppressione del Regno di Sicilia decretata da Ferdinando I nel 1816, il principe di Paternò fu tra i sostenitori del ripristino dei diritti politici dell’isola.
Allo scoppio dei moti indipendentisti di Palermo nell’estate 1820, il Moncada, malgrado l’età assai avanzata, entrò a far parte della giunta provvisoria presieduta da Giuseppe Alliata di Villafranca. Dopo l’inizio dell’assedio di Palermo ad opera del generale borbonico Florestano Pepe, Moncada divenne capo della giunta provvisoria. In tale veste convinse gli ormai stanchi insorti palermitani sulla necessità di una trattativa politica con la controparte napoletana. Invitato a trattare direttamente con Pepe, il 5 ottobre 1820, dopo alcuni giorni di faticoso negoziato a bordo della nave inglese “The Racer”, il Moncada firmò la Convenzione di Termini insieme al generale napoletano. Con essa veniva decretata la resa dei rivoltosi in cambio di una serie di importanti concessioni politiche, tra cui l’indizione di un plebiscito per sancire la separazione della Sicilia da Napoli o il mantenimento dell’unione, il ripristino della Costituzione del 1812, la riapertura del Parlamento siciliano e la creazione di un governo provvisorio presieduto dal Moncada stesso. Pochi giorni dopo, tuttavia, da Napoli giungerà la decisione di annullare le disposizioni previste dalla Convenzione a causa di una loro presunta incostituzionalità.
Per il principe di Paternò l’incarico di presidente della giunta provvisoria del 1820 fu l’ultimo e più prestigioso ruolo a coronamento della sua lunga carriera politica. Ritiratosi a vita privata, morì a Catania il 27 agosto 1827. Fu sepolto a Centuripe, in una chiesa attigua al cimitero da lui stesso fatto costruire dieci anni prima.
Nella foto: lapide nella navata sinistra, tra i primi due altari, della Chiesa Madre in Centuripe
________________________________
Chi volesse seguirci ci contatti a: info@siculomania.com Chi invece volesse un contatto più rapido, ci faccia sapere tramite messaggio whatsapp (3471671731), se vuole essere inserito sul nostro canale Telegram ( https://t.me/siculomaniacultura) o per essere inseriti nella lista broadcast di WhatsApp.
Gruppo WhatsApp Nsignámuni Lu Sicilianu link👇
https://chat.whatsapp.com/H7dZI2Yvx2W5FbxblcJJx7
Vi invieremo i nostri contenuti e vi terremo informati sulle nostre iniziative.

