IL SANTO PROTETTORE DI #CALTABELLOTTA
#30Gennaio
San Pellegrino di #Triocala proto vescovo della Diocesi di Triocala (l’attuale #Caltabellotta) è venerato dalla Chiesa cattolica come santo il 30 gennaio.
Il più antico riferimento di san Pellegrino è l’Encomio di Marciano di Siracusa, testo redatto dopo il 680 e prima della metà dell’VIII secolo.
Di San Pellegrino è nota una biografia in latino, pubblicata negli addenda degli Acta sanctorum. Il titolo dell’opera: Vita auctore anonymo, ex ms siculo, ossia “Vita di san Pellegrino, di autore anonimo, da manoscritto siculo”.
La biografia più dettagliata, però, è il Ragguaglio della vita e morte dell’apostolo di Sicilia santo Pellegrino, primo vescovo triocalitano e protettore di Caltabellotta.
Il testo risulta estratto da alcuni antichi codici manoscritti presenti a Caltabellotta e tradotti dal latino in volgare 1794. Il manoscritto in italiano, è conservato presso la biblioteca comunale di #Sciacca ed è stato pubblicato la prima volta da Daneu Lattanzi nel 1965 e da Giustolisi nel 1984.
Pellegrino fu discepolo di San Marciano di Siracusa e subì il martirio sul monte Crotalo assieme al vescovo Libertino di #Agrigento, all’epoca degli imperatori Valeriano (253-260) e Gallieno (253-268) o poco dopo. A Pellegrino si deve il racconto della passione di Marciano, suo maestro.
Secondo le fonti di cui disponiamo, Pellegrino fu tradito da un monaco e consegnato al locale persecutore dei cristiani, di nome Silvano, che lo mise a morte, assieme al vescovo Libertino.
Condannato al rogo, il suo corpo non subì corruzione e fu sepolto nel luogo stesso del martirio, il monte Crotalo, da una cristiana del luogo.
Pellegrino era originario della Grecia e fu chiamato a Roma dall’apostolo Pietro, che lo inviò in Sicilia.
La leggenda vuole che Pellegrino arrivato a Caltabellotta, riuscì al liberare la popolazione da un drago che si nutriva di giovani vittime offerte al suo sacrificio. Sempre secondo quanto tramandato, visse da eremita nella grotta abitata in precedenza dal drago, convertendo con la parola ed i miracoli molti infedeli.
Fra i vescovi che gli succedettero alla cattedra di Triocala, vi fu anche Liberato, il giovane che Pellegrino aveva salvato dalle fauci del drago.
Molti studiosi hanno messo in dubbio la figura storica di San Pellegrino mentre altri studiosi sostengono l’esistenza di due martiri con lo stesso nome Pellegrino.
Francesco Aprile, nella sua Della cronologia universale della Sicilia (1725), distingueva due santi di nome Pellegrino, decedutii entrambi nell’anno 90 dell’era cristiana: un San Pellegrino martire “nel monte detto Crotaleo nei confini di Girgenti”, celebrato il 3 novembre; e un San Pellegrino confessore, celebrato il 30 gennaio e patrono di Caltabellotta, che avrebbe fondato la cattedrale triocalitana.
Nonostante le contraddizioni sulla figura del santo Pellegrino, perfino sulla sua esistenza, a Caltabellotta il culto è vivo e tramandato di generazione in generazione dalla popolazione.
Anche sulla data della morte e della trasferimento della salma in Grecia ci sono delle contraddizioni. Secondo alcuni sarebbe morto il 30 gennaio ed il 18 agosto sarebbe la data nella quale la sua salma fu riportata in Grecia.
Secondo altri le due date sarebbero invertite, ma questa versione sarebbe contraria all’usanza della Chiesa di ricordare liturgicamente una figura santa nel giorno della sua morte, o rinascita in Cristo.
Pertanto è da considerarsi più verosimile la prima versione.
Sia a Caltabellotta che nella frazione di Sant’Anna sono conservate delle reliquie, ma solo nel centro principale viene portata in processione.
La reliquia, frammento dell’omero del santo, è conservata in un’urna d’argento, sormontata dalla figura del santo.
Essa è portata dalla chiesa del Carmine, dove è normalmente custodita, alla chiesa di San Pellegrino il 17 agosto, vigilia della festa patronale.
Il giorno della festa, quando ancora l’agricoltura e l’allevamento erano attività di ogni famiglia, si svolgeva la fiera del bestiame e dell’agricoltura, al mattino presto.
Oggi questa tradizione è stata sostituita da un pellegrinaggio dei fedeli all’eremo. Nel tardo pomeriggio, il simulacro del santo viene portato in processione per le vie del paese, fino a tarda notte.
Nella frazione di Sant’Anna, invece, la comunità festeggia il santo patrono il sabato antecedente la festa del santissimo Crocifisso di Montevergine, che cade la seconda domenica di agosto. Proprio a Sant’Anna, la tradizione vuole che sorgesse il forno dove avvenne il miracolo di San Pellegrino, che trasformò in pietra il pane e il lievito madre negatogli come ristoro.
Oggi in quel luogo sorge la chiesa di San Pellegrino, nonché chiesa madre della piccola comunità.
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