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Domenico Tempio (noto anche come Miciu Tempio) è stato un celebre poeta di lingua siciliana, vissuto a Catania tra il 1750 e il 1821. Insieme al palermitano Giovanni Meli, rappresenta la massima espressione della letteratura siciliana a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento.

Nasce a Catania, 22 agosto 1750. Studiò in seminario, abbandonando la carriera ecclesiastica per quella umanistica.

Intellettuale acuto legato all’Illuminismo europeo. Voce libera del popolo, fustigatore dei costumi e critico spietato della nobiltà e del clero corrotto.

Muore a Catania il 4 febbraio 1821. Le Opere e la “Poesia Vastasa“. Per lungo tempo la critica lo ha ridotto a semplice autore di “poesia vastasa” (ovvero licenziosa ed erotica). In realtà, l’erotismo nei testi di Tempio era uno strumento per esaltare la natura e il piacere reale, privo di sensi di colpa morali.

Nel secondo dopoguerra la critica lo ha ampiamente rivalutato come grande poeta realista e riformatore. Le sue opere principali includono:

  • La Caristia (Il capolavoro): Poema epico-satirico postumo in venti canti. Narra la fame e le sommosse popolari scoppiate a Catania nel 1797-1798, attaccando gli speculatori dell’epoca.
  • Lu Veru Piaciri: Satira filosofico-morale.
  • L’Odi supra l’Ignuranza: Componimento lirico contro l’oscurantismo culturale.
  • La Scerra di li Numi: Bozzetto mitologico e satirico.

Per Sciascia, la vera grandezza di Tempio non risiede nella licenziosità fine a se stessa, ma nel suo valore di scrittore civile e illuminista.

Utilizzando la poesia “vastasa” (popolana, erotica) e la satira violenta, Tempio demistificava le bugie della nobiltà e del clero, misurando con rabbia la distanza tra le classi sociali e trasformando la miseria in un’aspra denuncia politica.

” Non cantu l’armi, li lassamu stari
in manu di li Vappi e Spataccini.
Chi gustu bruttu è chistu di cantari
straggi, sbudiddamenti, ammazzatini!
Lu sulu dirlu già mi fa trimari
lu piddizzuni, e s’aprinu li rini.
Fora di mia li truci oggetti e l’iri;
amu la Paci e cantu lu Piaciri”
.

Tratto da: Lu Veru Piaciri


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2 commenti a “Miciu Tempio: il poeta “proibito” che spogliò il potere in Sicilia”
    1. Grazie Maria Cristina, queste parole ci gratificano e ci donano l’entusiasmo per continuare nella nostra missione. Continua a seguirci e a diffondere “siculomania”.

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