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#18Aprile 1714

Divenuto re di Sicilia nel 1713 grazie al Trattato di Utrecht, nella primavera del 1714 Vittorio Amedeo di Savoia, tra la curiosità dei siciliani, intraprese il suo viaggio alla scoperta del Regno di Sicilia. Era dal tempo dell’imperatore Carlo V, nel 1535, che un sovrano non visitava l’isola da un capo all’altro. Pochi mesi dopo, però, il re sabaudo che aveva inizialmente riacceso le speranze di piena indipendenza dell’isola lasciò la Sicilia per non farvi mai più ritorno.

Giunto a Palermo nell’ottobre del 1713, Vittorio Amedeo di Savoia ricevette la corona di re di Sicilia, insieme alla moglie Anna Maria d’Orléans, nel corso di una sontuosissima cerimonia presso la cattedrale palermitana alla vigilia di Natale del 1713. Egli era il primo sovrano ad essere incoronato in terra sicula dai tempi di Maria di Sicilia e del marito Martino il Giovane, nell’ormai lontano 1398. La sua incoronazione, oltre a suscitare nell’isola molte attese destinate ad infrangersi, consentì alla dinastia dei duchi di Savoia di ottenere un titolo regale che a loro mancava.

Accolto dalle ingenue speranze dei siciliani, ansiosi di tornare ad avere un re residente in patria dopo tre secoli di vicereame, Vittorio Amedeo trascorse i primi mesi del suo soggiorno siciliano a Palermo. Qui, nel gennaio 1714, ricevette gli onori di rito da parte delle ambasciate straniere ed il tributo del falcone maltese, che dai tempi di Carlo V costituiva il segno della dipendenza dei Cavalieri di Malta dal Regno di Sicilia. Nello stesso periodo il re decise di convocare il Parlamento siciliano, che aprì i suoi lavori il 20 febbraio presso la Sala d’Ercole del Palazzo Reale di Palermo. Nel frattempo egli aveva appreso la triste notizia della morte di sua figlia Maria Luisa, regina consorte di Spagna.

Chiusi i lavori parlamentari a inizio marzo, Vittorio Amedeo decise di intraprendere un viaggio attraverso la Sicilia, con destinazione ultima Messina. Il re lasciò Palermo il 18 aprile 1714, insieme alla moglie ed al personale civile e militare al suo seguito. Nel corso del suo viaggio toccherà numerose località dell’isola, dalla Sicilia occidentale a quella orientale.

L’episodio più curioso e leggendario del viaggio avvenne sulla strada tra Enna e Catania, a Catenanuova, nei pressi del Fondaco Cuba, un’antica masseria usata come stazione di posta ed albergo. Giunti nelle vicinanze di questa località, i militari al seguito del re si imbatterono in una strana visione: videro, infatti, scorrere un fiume di color bianco, all’apparenza fatto di latte. Meravigliate e stupefatte da quanto appena osservato, le guardie corsero dall’incredulo Vittorio Amedeo, che scese da cavallo, si avvicinò al fiume ed assaggiò il liquido, accorgendosi che era effettivamente latte. La spiegazione di questo strano avvenimento non tardò ad arrivare. Era stato il proprietario del Fondaco Cuba, il cavaliere Ansaldi di Centuripe, ad ordinare ai suoi operai di versare in un vicino torrente tutto il latte munto durante la giornata. Egli desiderava attirare l’attenzione del re per conoscerlo e farlo pernottare presso il suo albergo. Svelato il mistero al sovrano, il cavaliere poté ospitare la coppia reale e la mattina dopo, prima di ripartire, Vittorio Amedeo lo nominò addirittura capitano onorario delle guardie reali. Nello stesso albergo diversi decenni dopo soggiornerà anche lo scrittore tedesco Goethe.

Arrivato a Catania, Vittorio Amedeo trovò una città che cominciava pian piano a risorgere dalle rovine provocate dal terremoto del 1693. Il 2 maggio, invece, il re e la regina arrivarono a Messina, dove si fermeranno per qualche mese. Dal 1678 la città dello Stretto, a causa della grande rivolta antispagnola, era stata privata di molte sue storiche prerogative. Vittorio Amedeo restituì alla magistratura civica di Messina il titolo di “Senato” e stabilì che la rappresentanza della città presso il Parlamento siciliano avesse luogo immediato solo dopo quella di Palermo.

Tornato il 2 settembre nella capitale, due giorni dopo Vittorio Amedeo fece in tempo a rendere omaggio a Santa Rosalia in occasione della sua ricorrenza liturgica. Il 7 settembre, però, il sovrano e la moglie salparono alla volta del Piemonte, lasciando a governare in Sicilia il viceré Annibale Maffei.

L’illusione sabauda dei siciliani era giunta alla fine. Pochi anni dopo, tra il 1718 ed il 1720, a causa degli scontri militari e politici tra Spagna ed Austria, Vittorio Amedeo sarà chiamato a rinunciare al Regno di Sicilia in cambio del Regno di Sardegna.




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