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11 Aprile 1713

Prima del 1713 le vicende del Regno di Sicilia e del casato di Savoia si erano  incrociate solo in sporadiche occasioni, come all’epoca del matrimonio tra re Manfredi e Beatrice di Savoia, da cui nacque la grande regina Costanza II, ed al tempo del viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia, perito a Palermo durante la famigerata epidemia di peste del 1624. Nel 1713, a causa del marasma politico e diplomatico esploso in Europa con la guerra di successione spagnola, i rapporti tra l’isola e la dinastia sabauda conosceranno però una svolta inaspettata, con il duca Vittorio Amedeo II che otterrà la dignità di re, trasmessa ai suoi eredi e futuri sovrani d’Italia, proprio attraverso il trono di Sicilia.

Detto “la Volpe Savoiarda”, Vittorio Amedeo nacque a Torino nel 1666 ed ereditò il titolo di duca di Savoia nel 1675. Dato lo stretto legame politico che univa il suo ducato alla Francia, nel 1684 egli sposò Anna Maria di Borbone-Orléans, nipote di Luigi XIV. Due anni dopo, però, deciso ad affrancarsi dal potente vicino d’oltralpe, Vittorio Amedeo entrò a far parte della “Grande Alleanza” antifrancese, raggiungendo i suoi scopi politici dopo sei anni di guerra, nel 1693. Lo scontro tra il duca e la Francia, però, aveva solo subito una pausa. Allo scoppio della guerra di successione spagnola nel 1701, infatti, Vittorio Amedeo si trovò nuovamente nello schieramento opposto a quello francese.

Avviatesi le trattative di pace nel 1713, grazie soprattutto alla pressione diplomatica degli inglesi, Vittorio Amedeo – che già dal tempo della “Grande Alleanza” aveva ricevuto dagli alleati il trattamento cerimoniale spettante ai sovrani – ottenne la cessione del Regno di Sicilia (comprensivo della signoria su Malta) dalla corona spagnola. Per la dinastia sabauda ciò significava l’ottenimento del titolo regio, uno spartiacque fondamentale nella storia piemontese; per la Sicilia l’affrancamento dall’unione personale con la Spagna dopo tre secoli di vicereame. L’accordo fu sancito ad Utrecht l’11 aprile 1713, sebbene il documento di cessione del Regno venne firmato dalla Spagna solo il 10 giugno, apponendo delle condizioni che sancivano sì la cessione della Sicilia, ma fissando una formale “alta sovranità” della Spagna sull’isola. In particolare, venne stabilito che se il ramo maschile dei Savoia si fosse estinto, il Regno sarebbe tornato in mano spagnola.

Pochi mesi dopo, il 3 ottobre 1713, Vittorio Amedeo salpò con la flotta inglese da Nizza in direzione di Palermo, dove fu incoronato insieme alla moglie il 24 dicembre seguente. A distanza di oltre tre secoli, quindi, un sovrano tornava a cingere la corona di re di Sicilia nella Cattedrale di Palermo, come al tempo delle dinastie Altavilla, Hohenstaufen e Aragona-Sicilia. Nell’isola l’arrivo al trono di Vittorio Amedeo suscitò le aspettative di quanti ambivano ad una Sicilia finalmente dotata di un re ed una corte non più lontani dall’isola, ma il soggiorno del re sabaudo – tradendo le speranze dei siciliani – non durerà che meno di un anno. Nel settembre 1714, infatti, Vittorio Amedeo partì alla volta del Piemonte, lasciando in Sicilia il viceré Annibale Maffei. Per i siciliani svaniva così l’illusione, né la prima né l’ultima, di tornare ad avere un loro re residente nell’isola.

Pochi anni dopo la Spagna di Filippo V di Borbone tornò ad armarsi, provocando lo scoppio dell’ennesima guerra europea. In opposizione alla Spagna si costituì la “Quadruplice Alleanza” tra Inghilterra, Francia, Austria e Paesi Bassi. Nel 1718 la Sicilia fu attaccata da Filippo V e Vittorio Amedeo sperò nel soccorso austriaco. La condizione austriaca posta al re sabaudo fu però quella di scambiare la corona di Sicilia con quella di Sardegna, rinunciando ad un regno più ricco, popoloso e strategico in cambio di uno che aveva però il pregio di essere più vicino ai domini piemontesi. L’accordo tra l’imperatore e Vittorio Amedeo fu sancito già il 29 dicembre 1718, ma occorrerà attendere il 1720, con il Trattato dell’Aja, prima che Vittorio Amedeo potesse cingere la corona sarda.

In generale il periodo di Vittorio Amedeo come re di Sicilia, malgrado le iniziali speranze, è rimasto immortalato nella memoria come un’epoca non positiva per la storia dell’isola. Nel suo celebre romanzo “I Vicerè”, Federico De Roberto ricorderà il seguente aneddoto:

«Nel 1713 quando Vittorio Amedeo, assunto al trono di Sicilia, era venuto nell’isola, in pompa, traversandola da un capo all’altro, il passaggio del nuovo sovrano era stato seguito da una mala annata come da un pezzo non si rammentava l’eguale; e nelle popolazioni spaventate e immiserite era rimasto in proverbio quel detto: “Passa Savoia! Passa Savoia!” come il sintomo d’una sciagura, d’un castigo di Dio».
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